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La classifica dei sistemi sanitari

Gavino Maciocco, L’Unità, 15 luglio 2012

Su 34 sistemi sanitari europei quello italiano si trova al 21° posto. Siamo superati non solo dai nostri tradizionali concorrenti (Germania, Francia, Regno Unito, al primo posto in classifica l’Olanda), ma anche da paesi dell’ex Europa orientale come Repubblica Ceca, Slovenia e Croazia.

Destò scalpore – e fu accolta in Italia con grande soddisfazione  – la classifica dei migliori sistemi sanitari del mondo predisposta dall’OMS e pubblicata nel 2000 nel suo Rapporto annuale “Health Systems: Improving Performance”.  Al primo posto la Francia e subito dopo l’Italia.  Colpiva il fatto che ai primi posti vi fosse una forte concentrazione di paesi mediterranei e che nazioni come Spagna, Portogallo e Grecia surclassassero nazioni con solidi e ben più rinomati sistemi sanitari come Regno Unito, Svezia, Germania e Canada.

Tre i criteri utilizzati per misurare la performance dei diversi sistemi sanitari e allestire la graduatoria:

1)    Il buono stato di salute della popolazione – good health – (la durata della vita in buona salute);

2)    L’equità del finanziamento – fair financing – (nessuno dovrebbe andare in rovina a causa di una malattia);

3)    La capacità del sistema di rispondere ai bisogni dei pazienti –responsiveness –  (il rispetto della dignità, della riservatezza e dell’autonomia, la tempestività nella risposta, la scelta del luogo di cura, il comfort ambientale, la possibilità di parenti e amici di essere vicini a un paziente ricoverato).

Particolarmente sul punto 3) – la responsiveness – si aprì una discussione, e alla fine una critica serrata, sul metodo di rilevazione delle informazioni utilizzato dalla ricerca dell’Oms. Infatti le domande non erano state rivolte agli utenti o ai pazienti (come sembrava naturale, quasi ovvio), ma a degli “esperti”.  E quando – successivamente – la ricerca fu ripetuta avendo come bersaglio pazienti  ricoverati e pazienti ambulatoriali,  pazienti poveri e pazienti anziani,  i risultati sono stati molto diversi. E paesi come Spagna, Portogallo, Grecia e – ahimè –  l’Italia si sono trovati in fondo alla classifica (dei paesi più industrializzati).  Per questo motivo la classifica dell’Oms ha perso valore e credibilità.

Se dopo l’esperienza del 2000 l’Oms ha cessato di stilare classifiche di valutazione dei sistemi sanitari, questo compito ha deciso di assolverlo – limitatamente ai paesi europei –  l’Health Consumer Powerhouse, agenzia indipendente, nata a Stoccolma nel 2004 allo scopo di promuovere la cultura della valutazione e della trasparenza in campo sanitario, partendo dal punto di vista dei cittadini-utenti. La filosofia dell’iniziativa è che la valutazione comparativa sulla qualità dei sistemi sanitari genera un circolo virtuoso: per gli utenti una migliore informazione crea la migliore piattaforma per scegliere e agire; per i governi, le autorità sanitarie e i produttori di servizi il focus sulla soddisfazione dei cittadini e sulla qualità dei risultati li aiuterà a introdurre i necessari cambiamenti nei confronti delle aree critiche o insufficienti.

Il primo prodotto è stato lo Swedish Health Consumer Index, che dal 2005 è diventato Euro Health Consumer Index (EHCI), con la valutazione di 34 sistemi sanitari europei, giunto nel 2012 all’ottava edizione (per scaricare il Rapporto clicca su questo sito). Vengono esplorate e valutate attraverso una serie d’indicatori – con un punteggio massimo complessivo di 1000 punti potenziali – le seguenti aree: 1) Diritti e informazione dei pazienti; 2) Tempi di attesa per ricevere i trattamenti; 3) Risultati di salute; 4) Gamma e accessibilità dei servizi offerti; 5) con particolare riferimento ai farmaci.

Nel Rapporto 2012 in testa alla classifica, con 872 punti, c’è l’Olanda, mentre l’Italia, con 623 punti, si trova al 21° posto (vedi Figura 1).

Figura 1. EHCI 2012. Punteggio complessivo dei 34 sistemi sanitari europei

A pag 14 e 15 del Rapporto c’è una tabella riepilogativa dei risultati: in verde sono segnati gli indicatori positivi, in giallo gli intermedi, in rosso i negativi.  Per quanto riguarda l’Italia i punti verdi riguardano soprattutto i risultati di salute (es. mortalità infantile, mortalità evitabile, sopravvivenza da tumori e da infarto), per il resto predominano i colori giallo e rosso.

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