PER UNA RIFORMA DEL REGIME FORFETTARIO PIÚ GIUSTA @WRicciardi @drsilenzi @Giorgioinfranca @OGiannino

di Giorgio Infranca, Avvocato in Milano 

Diciamolo chiaramente. Il regime forfettario, così come disegnato nel ddl stabilità 2015, non risponde minimamente alle attese dei piccoli imprenditori e dei giovani lavoratori autonomi ma, a dire il vero, nemmeno alle esigenze del Paese.

In seguito alla decisione del Consiglio UE n. 2013/678/UE del 15 novembre 2013 che ha autorizzato l’Italia ad aumentare la soglia di esclusione dall’Iva fino a 65.000 euro, ci si aspettava una riforma diversa, di tutt’altro spessore.

Capisco che innalzare la soglia dei ricavi a 65.000 euro mantenendo l’aliquota attuale del 5% sarebbe stato eccessivo ma prevedere un sistema di tipo progressivo sarebbe stato opportuno.

Il sistema disegnato dal Governo nel ddl stabilità prevede delle soglie di ricavi differenziati e dei coefficienti di redditività diversi in funzione dell’attività svolta che, a semplice lettura, si pongono in contrasto con gli artt. 3 (principio di uguaglianza) e 53 (principio di capacità contributiva) della nostra carta costituzionale.

Il nostro ordinamento è fondato (o lo dovrebbe essere) su un principio semplicissimo: chi guadagna di più, deve pagare di più.

Decidere, sulla base di presunzioni, l’accesso differenziato a un regime fiscale agevolato in funzione dell’attività svolta non è in linea con questo principio (peraltro, come sottolineato da molti commentatori, il limite di 15.000 euro per i professionisti è evidentemente un non senso).

Una soluzione ci sarebbe, ovvero quella di immaginare un sistema progressivo, basato su una soglia di ricavi massima maggiore di quella attuale (magari fino a 45.000 euro), uguale per tutti e tre aliquote crescenti in funzioni del reddito.

Determinato il reddito imponibile secondo la disciplina attualmente in essere (reddito di impresa o di lavoro autonomo costituito dalla differenza tra l’ammontare dei ricavi o compensi percepiti e le spese sostenute), si potrebbero prevedere tre aliquote diverse.

Se il reddito:

– è pari o inferiore a 15.000 euro, imposta sostitutiva pari al 5%;

– tra 15.001 e 30.000 euro, imposta sostitutiva pari al 10%;

– tra 30.001 e 45.000 euro, imposta sostitutiva pari al 15%.

Un sistema così delineato darebbe ai giovani imprenditori e professionisti una prospettiva di crescita e una grossa spinta al Paese.

Una cosa è dire: superata la soglia dei ricavi fissata a 15.000 euro, devi passare al più oneroso regime ordinario, un’altra sarebbe dire: man mano che cresci paghi qualcosa in più (un 5% in più) fino alla soglia massima di reddito pari a 45.000 euro (preciso che prevedendo quale limite dei ricavi euro 45.000 difficilmente qualcuno potrà avere un reddito imponibile di 45.000 euro. Questo vorrebbe dire infatti avere costi zero, il che è praticamente impossibile).

Lo Stato peraltro recupererebbe anche del sommerso: con la soglia fissata a 15.000 euro il rischio di evasione è ovviamente molto più alto, specie in considerazione delle conseguenze gravose di uscita dal regime.

Il tempo per cambiare rotta nella direzione giusta ancora ci sarebbe, la volontà chissà.

di Giorgio Infranca, Avvocato in Milano 

Studio Roveda e Associati

@Giorgioinfranca

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