Guida minima ai sistemi elettorali @Medici_Manager @wricciardi

Visto che tra poco si ricomincerà a parlarne, meglio arrivare preparati: come funzionano le cose in cinque paesi europei

Uno dei dibattiti più frequenti nella politica italiana è quello sulla legge elettorale. È così da circa trent’anni, ma in concreto dal 1946 al 1993 – i primi cinquant’anni della storia italiana – si è votato sempre con lo stesso sistema (poi vedremo quale). Dopo le ultime elezioni politiche, il tema è ritornato di attualità: subito dopo i risultati, si è cominciato a parlare di una nuova legge elettorale che sia in grado di garantire “la governabilità”: ovvero una solida maggioranza per i partiti vincitori delle elezioni alla Camera e al Senato.

L’Italia oggi ha una legge elettorale complicata, proporzionale con liste bloccate e vari sbarramenti nonché alcune correzioni maggioritarie, su tutte il grosso premio di maggioranza alla Camera. È stata definita Porcellum, a parole non la vuole nessuno, in pratica ci abbiamo già eletto tre parlamenti: chi volesse approfondire come funziona può leggere qui. Negli altri paesi e nella storia recente ci sono sistemi diversi, che esporremo con qualche esempio e con qualche distinzione iniziale, per arrivare preparati al prossimo, prevedibile dibattito. Un’unica premessa. I sistemi elettorali sono moltissimi e non ne esiste uno perfetto: ciascuno privilegia un aspetto piuttosto che un altro (la rappresentanza territoriale; la durata dei governi; la tutela delle minoranze) e la scelta tra l’uno e l’altro è una scelta delicata e senza garanzia di successo.

Iniziamo dalle basi
Il sistema elettorale è il modo con cui i voti espressi dagli elettori si traducono in rappresentanza parlamentare: cioè nel numero di parlamentari assegnati a ogni partito o coalizione politica. Cominciamo con la distinzione principale, quella tra sistema maggioritario e sistema proporzionale. Nella mappa qui sotto sono rappresentati i vari sistemi elettorali del mondo: in rosso i sistemi maggioritari, in blu quelli proporzionali.

Quello più semplice da riassumere è il proporzionale: in questo caso, la percentuale di parlamentari coincide più o meno con il numero di voti ricevuti alle elezioni. In Italia, tra il 1946 e il 1993, si è votato con un sistema proporzionale “puro” (tranne che nel 1953), che oggi è in vigore in alcuni paesi come Israele (ne abbiamo parlato più estesamente qui), Albania, Turchia e Brasile. L’attuale Porcellum è un sistema proporzionale corretto, perché di base assegna i parlamentari in base ai voti che hanno ricevuto, ma assegna anche un premio di maggioranza, cioè un numero fisso di parlamentari, alla coalizione che ottiene anche un solo voto più degli altri (la cosa complicata è che, in Italia, il premio alla Camera è nazionale, mentre al Senato si assegna regione per regione).

A questo punto introduciamo un altro elemento essenziale, e cioè i collegi o circoscrizioni elettorali. Queste sono le aree territoriali in cui viene diviso il paese ai fini della rappresentanza in parlamento: nei casi in cui per ogni area si elegga un solo parlamentare si parla di solito dicollegio, mentre se ne vengono eletti più di uno si parla di circoscrizione. La cosa più semplice è che ci sia una sola circoscrizione elettorale grande come tutto il paese (come in Israele); all’estremo c’è un numero di collegi uguale al numero dei parlamentari, come per le elezioni dei deputati in Regno Unito.

I sistemi maggioritari sono di diversi tipi. La cosa importante da notare è che “maggioritario” non ha alcun collegamento con la maggioranza in Parlamento. Significa invece che il principio del sistema è che chi prende anche solo un voto in più ottiene l’elezione (non la maggioranza!). Detta così è molto vaga, ma si spiega con un caso molto concreto (e frequente). Il maggioritario più frequente è quello dei collegi uninominali: in ogni collegio si elegge un solo parlamentare con un principio maggioritario. Vediamo ora le leggi elettorali di diversi paesi, che daranno l’occasione di spiegare qualche altro dato importante e qualche particolare in più dei diversi sistemi.

Germania
Per eleggere il Bundestag (almeno 598 seggi, ma il numero esatto è variabile) si utilizza un sistema piuttosto complicato. 299 sono eletti in collegi uninominali, a turno unico: il che vuol dire che chi prende un voto più degli altri viene eletto, il cosiddetto first-past-the-post (FPTP). Gli altri, almeno 299, sono eletti tra i partiti che hanno ottenuto almeno il 5 per cento dei voti a livello nazionale o almeno 3 parlamentari nei collegi uninominali, attraverso il sistema proporzionale. Quindi, in concreto, i tedeschi votano con due schede diverse: una per il loro rappresentante locale e una con le liste partitiche (per la parte proporzionale).

Francia
Il sistema elettorale francese per l’elezione dell’Assemblea Nazionale (577 membri) è un maggioritario in collegi uninominali a doppio turno. Dunque, la Francia è divisa in 577 collegi che eleggono un solo parlamentare. Veniamo alla cosa più importante e cioè il maggioritario a doppio turno: per essere eletti bisogna ottenere il 50 per cento + 1 dei voti nel collegio e anche un quarto dei voti degli aventi diritto.

Se nessun candidato ottiene la maggioranza assoluta si tiene un ballottaggio una settimana dopo il primo turno tra tutti i candidati che hanno ottenuto più del 12,5 per cento degli aventi diritto al voto: il che, vista la crescente astensione alle legislative, circa il 47 per cento nel 2012, significa percentuali di voti molto più alte. Di fatto, la stragrande maggioranza dei collegi va al ballottaggio e quasi sempre ci sono solo due contendenti. Per essere eletti al secondo turno basta prendere un voto in più dei contendenti.

Regno Unito
I 650 membri della Camera dei Comuni del Regno Unito sono eletti con il sistema del collegio uninominale a turno unico (i membri della Camera dei Lord, caso molto raro, sono invece nominati e non eletti, oppure ereditano il seggio). Chi prende più voti in ogni collegio viene eletto, senza nessuna quantità minima di voti richiesti; i collegi hanno una popolazione media di circa 60 mila persone. Sistemi come quello britannico sono usati anche in molte altre elezioni tra cui quella del Lok Sabha, la camera bassa del parlamento indiano e per l’elezione del Congresso degli Stati Uniti.

Spagna
I 350 membri del Congresso dei Deputati sono eletti con un sistema proporzionale, ma con un’importante correzione a livello provinciale. Infatti, ciascuna delle 50 province spagnole deve avere necessariamente almeno due deputati e quindi la divisione proporzionale dei voti si effettua solo su 250 parlamentari. La soglia di sbarramento è al 3 per cento. La legge elettorale ha subito solo leggere modifiche dal 1977, l’anno del ritorno del paese alla democrazia: la sua conseguenza principale è che le aree meno popolate della Spagna sono sovrarappresentate.

Grecia
La Grecia ha un sistema elettorale piuttosto simile a quello italiano: quindi, straordinariamente complicato. L’aspetto più importante è che c’è un premio di maggioranza di 50 parlamentari (il Parlamento greco ha una camera sola, che ha 300 membri) per il partito che ottiene più voti degli altri. Per il resto, come in Italia, il sistema è proporzionale: gli altri 250 seggi sono distribuiti con diverse complicazioni tra i partiti che superano la soglia di sbarramento del 3 per cento.

Foto: JUNG YEON-JE/AFP/Getty Images

http://bit.ly/15H30RN

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