Federalismo fiscale: lezioni dalla Svizzera

Ecco che cos’è il federalismo!

13 novembre 2012  francesco forti http://noisefromamerika.org/articolo/federalismo-fiscale-lezioni-svizzera

Un vero federalismo, come indicato al punto 10 delle proposte di FID, presuppone un vero federalismo fiscale. In questo post, dopo la prima visione generale di agosto 2012 entro nei dettagli alla luce dell’esperienza della Svizzera.

E’ utile iniziare chiarendo che una costituzione federale assegna competenze esclusive e competenze concorrenti tra la federazione ed i membri della stessa. Le competenze federali esclusive possono essere esercitate in proprio, con personale federale e fondi propri, oppure in alcuni casi il compito può essere anche affidato localmente, con fondi federali riversati alla periferia (che e’ quello che succede in Italia per le competenze decentrate). In entrambi casi questi compiti federali esclusivi generano costi che saranno finanziati con il gettito di imposte federali, uniche su tutto il territorio nazionale. Le competenze concorrenti invece generano costi ad entrambi i livelli ed ognuno paga i suoi oneri, se non deciso diversamente nella legge che regolamenta quel preciso compito concorrente.

Tutto quanto rimane, che non è competenza federale esclusiva o non è citato come compito concorrente è quindi competenza dei membri della federazione. L’onere fiscale dei compiti locali dipenderà quindi da fattori molteplici. Per esempio, da come vengono eseguite le competenze indicate dalla costituzione, dall’eventuale esecuzione di compiti aggiuntivi (per esempio una maggiore generosità nella spesa sociale), da occupazione pubblica e salariali pubblici locali, da come i contribuenti decidono di spostarsi sul territorio a seconda della qualità dei servizi e della pressione fiscale locale, da come il livello sub-nazionale deciderà di affidare a livelli territoriali ancora piu’ disaggregati i propri compiti, ecc.

E’ chiaro quindi che non e’ possibile stabilire a priori come come verrà suddiviso il carico fiscale in un ambito di vero federalismo.

Chiarito questo, e’ utile imparare dall’esperienza della Svizzera, dove si seguono alcune regole affinate e migliorate nel corse di diversi secoli.

La prima è evitare che la stessa imposta sia riscossa da più soggetti, locali e centrali. Se si segue questa regola si minimizza la necessità di adottare misure contro la doppia imposizione interna, cosa che può capitare quando ci sono più sovranità fiscali sul territorio nazionale.

La seconda è evitare che più autorità tassino lo stesso contruibuente. La Svizzera evita il problema predisponedo una sola autorità di tassazione: per l’IVA è quella centerale, per le imposte dirette quella cantonale (o comunale, in certi cantoni). Essendo unica l’autorità, essa provvede al calcolo di tutte le imposte (federali, cantonali e comunali) e quindi si unificano le procedure di tassazione, reclamo, ricorso. L’autorità unica, che per le imposte dirette è solo locale, comunica ai contribuenti ed alle diverse autorità l’imponibile accertato e cresciuto in giudicato. Quindi abbiamo più sovranità ma una sola autorità per ogni imposta. Ogni sovranità decide per se stessa, tramite una legge tributaria, le aliquote, deduzioni, detrazioni, ha le sue autorità per la conciliazione del contenzioso, ha la sua autorità di risossione.

La terza consiste dell’attribuzione alla sovranità corrispondente, nell’ambito delle imposte dirette, di ogni reddito prodotto sul territorio. Una cosa inutile in un contesto centralizzato quando le imposte vanno principalmente in un unico calderone e vengono da lì ripartite alla periferia. Indispensabile, invece, in un contesto federale in cui in linea di principio ogni sovranità (cominciando dai comuni) trattiene imposte per i redditi generati nel suo territorio.

Il federalismo fiscale, infatti, richiede il riparto d’imposta. Immaginiamo un ricco contribuente milanese, che posside decine di alberghi e appartamenti di reddito in Italia, in Lombardia come in altre regioni, ed anche alcuni stabilimenti industriali. Sarebbe giusto che tutto il reddito locale sia tassato e riscosso a Milano? La risposta federalista è negativa. Si tassano a Milano solo i redditi prodotti a Milano ma l’autorita di tassazione unica (in questo caso a Milano) predispone una tabella con tutti i redditi prodotti in ogni città. È il contribuente stesso ad indicarli nella dichiarazione, ma anche l’autorità locale a farsi avanti con le sue rivendicazioni. La proporzionalità di questi redditi crea la base di riparto dell’imponibile globale, l’autorità di tassazione unica comunica i dati a tutti gli interessati, poi ogni città o giurisdizione tasserà questa quota con le sue aliquote (non dimentichiamo infatti che ogni sovranità fiscale avrà le sue aliquote, per le imposte dirette). Nel nostro caso Milano (la città della residenza del soggetto fiscale) tasserà i soli redditi collegati alla sua città ma utilizzando l’aliquota risultate dalla somma dei redditi, per salvaguardare l’effetto progressivo. In questo modo ogni giurisdizione tassa i redditi prodotti nel suo territorio anche dai non residenti. Tassazione locale, aliquota globale. Il calcolo prevede riparti tra comuni, stati (l’elemento sub-nazionale) ed anche stati esteri, se parte del reddito è prodotto e già tassato fuori dai confini nazionali. Le regole sono molto semplici ed alla portata di un normale foglio di calcolo. Chiaramente se esiste anche un’imposta diretta a livello federale, essa è unica e non necessita di riparto.

Quarto, la Svizzera ha adottato la soluzione per cui le imposte indirette sono federali (quindi IVA, tasse sui carburanti, imposte di bollo) così come i contributi previdenziali ed assicurativi obbligatori in ambito di lavoro (infortuni, disoccupazione). Le imposte dirette per le persone fisiche e giuridiche sono invece locali, così come le imposte di circolazione. Unica eccezione è costituita da un’imposta federale diretta, che è tuttavia di modesta entità, quanto a gettito. Sempre secondo le intenzioni elvatiche, una auspicata ed ideale chiave di riparto dovrebbe essere 1/3 cadauno per ogni livello, comunale, sub-nazionale e federale.

La tecnica per cui una sovranità applica la sua tassazione sulla base di quanto stabilito dall’autorità unica è quella del moltiplicatore d’imposta. Immaginiamo che un contribuente abbia un reddito imponibile di 100. L’autorità unica (nella stragrande maggioranza dei casi quella sub-nazionale, per intenderci in Svizzera è il Cantone) tassa quell’imponibile al 10%, comunica il dato anche al comune di residenza, il quale per le sue necessità di gettito, sapendo il totale degli imponibili dei suoi residenti (ed anche le quote di riparto dei reddito dei non residenti) può calcolare quanta parte di quell’imponibile deve tassare. Il 100% è il riferimento centrale (sub-nazionale) e se il comune ha basse necessità di gettito gli puo’ bastare il 50%. Ecco che quindi l’imponibile di 100 si trasforma in un’imposta cantonale di 10, mentre il comune con un moltiplicatore del 50% chiederà la metà. Il contribuente quindi pagherà 10 al cantone, 5 al comune e se esiste una imposta anche a livello federale essa dipenderà dall’aliquota che quel livello ha stabilito per quel reddito. Ognuno manda separatamente il suo bollettino di pagamento ed ha le sue procedure di riscossione. La scala di aliquote locali è quindi di regola unica in tutto il territorio sub-nazionale ma si crea comunque una concorrenza intercomunale a seconda del livello di servizi resi e imposte riscosse di ogni singolo comune. Piccole regole di buon senso impongono che nessun comune possa eccedere il 100% di quanto tassato dal cantone, ma ci sono realtà, nell’ampio ventaglio della casistica svizzera, in cui è il comune ad essere autorità unica (e quindi calcola l’imponibile ed avvisa il Cantone e la federazione) oppure il comune, se vuole, può dotarsi di una sua particolare scala di aliquote, diversa da quella cantonale e federale. Caratteristica di questo sistema è che eccezioni locali sono sempre possibili perché l’ambito determinante è quello della sovranità sub-nazionale, determinata da una propria Costituzione. La quale se dà più spazio di autonomia impositiva ai comuni, va rispettata.

Naturalmente esistono basi comuni per tutti i sistemi tributari locali. Esiste una legge federale di armonizzazione ed inoltre tutti i resposabili cantonali delle finanze si riuniscono perodicamente per affrontar ei problemi comuni. Abbiamo però un sistema che permette la competizione fiscale tra cantoni ed anche tra comuni. La competizione fiscale, secondo la mia esperienza, porta ad ottimi servizi ad un costo assolutamente ragionevole.

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