I social media nella strategia comunicativa delle associazioni no-profit: una miniguida all’uso (Parte II) @Medici_Manager

Eugenio Santoro, Laboratorio di Informatica Medica, Istituto Ricerche Farmacologiche Mario Negri

http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/1924

Nel corso di questi ultimi anni il ruolo dei social media è divenuto così importante che ormai numerose organizzazioni (anche quelle istituzionali) li usano abitualmente affiancandoli ai tradizionali mezzi di comunicazione. Nel precedente articolo (1) sono state illustrate le ragioni per le quali le organizzazioni no-profit, comprese quelle che operano in ambito sanitario e le associazioni di malati, dovrebbero prendere in considerazione di usare i social media nella loro strategia comunicativa. In questo articolo saranno proposti alcuni suggerimenti sulle modalità di impiego di Facebook e Twitter nel contesto delle organizzazioni no-profit, e illustrate le esperienze più significative.

QUALI INFORMAZIONI VEICOLARE SU FACEBOOK

L’obiettivo principale di Facebook (e di tutte le piattaforme di” social networking”) è quello di aggregare persone che hanno interessi simili creando le cosiddette comunità online (2). Le persone che frequentano Facebook hanno a disposizione strumenti che favoriscono l’interrelazione personale in Internet, la condivisione di informazioni e di file (per esempio immagini, filmati e diapositive), e la esposizione di pareri e giudizi (3).

La particolarità di Facebook risiede nel fatto che riesce ad offrire in un unico ambiente numerose funzionalità: dalla gestione della posta elettronica (il sistema di messaggistica di Facebook sta soppiantando la tradizionale posta elettronica), alla gestione dei profili e delle “amicizie”, dalla gestione delle immagini o dei video, a quella degli eventi, dalla gestione dei sondaggi online a quella dei feed RSS. Ogni ambiente di Facebook può inoltre essere personalizzato, dando la possibilità di creare pagine personali, pagine pubbliche e gruppi.

Un’associazione no-profit dovrebbe prendere in considerazione l’apertura di una pagina pubblica su Facebook per varie ragioni. Per esempio per rilanciare notizie provenienti dalla letteratura medica, da quella laica o dai congressi scientifici, o per riprendere notizie provenienti da altri portali/blog (partendo da quelli istituzionali) che trattano gli argomenti dell’associazione, o per rilanciare filmati e immagini pubblicati dalla associazione su altri social network (per esempio YouTube e Flickr), o ancora per pubblicare la rassegna stampa. Altri usi potrebbero inoltre riguardare l’attivazione di discussioni su argomenti di attualità, il lancio di campagne per la raccolta di fondi (particolarmente utile a questo scopo è la funzione “Causes”) e di sensibilizzazione su temi cari alla associazione, o semplicemente il richiamo di notizie e contenuti che appaiono sul sito web dell’associazione, dove, chi si collega, può ottenere degli approfondimenti.

Per creare una pagina pubblica su Facebook è necessario che il suo amministratore abbia un account valido sul noto social network. Una volta creata la pagina pubblica e definito il tipo (esistono varie tipologie, una delle quali espressamente pensata per le organizzazioni) e il nome, è necessaria una prima fase di configurazione per caricare il logo dell’associazione e le informazioni descrittive, per gestire le autorizzazioni di accesso alla pagina (i lettori possono lasciare commenti? Possono caricare immagini e video? Devono essere attivate limitazioni per età, paese, utente?) e per regolamentare gli aspetti amministrativi (esiste un unico curatore o più curatori?). Solo in una seconda fase si può dare inizio alla pubblicazione di contenuti e ad alimentare discussioni.

Usare i contatti email e le reti di “amicizie” può essere utile per invitare potenziali utenti interessati a diventare “fan” della pagina (attraverso il click del bottone “Mi piace”) affinché i contenuti pubblicati possano essere dirottati sui loro profili personali. Così come ricercare tra i gruppi su Facebook quelli che trattano argomenti affini e scrivere ai gestori di tali gruppi invitandoli a promuovere i contenuti della nuova pagina, può contribuire ad aumentare la visibilità dell’associazione.

QUALI INFORMAZIONI VEICOLARE SU TWITTER

Twitter è un formidabile mezzo di distribuzione delle notizie grazie alla rete di “followers”. Le notizie pubblicate su un canale Twitter possono essere infatti automaticamente riprodotti sui canali di Twitter di coloro che si sono registrati per seguirne gli aggiornamenti. Le notizie si distribuiscono così in maniera “virale” non appena queste sono pubblicate. Un’altra caratteristica è che chi vuole aggiornare la propria pagina di Twitter può usare non solo Twitter stesso, ma anche gli SMS. Analogamente, la distribuzione dei contenuti di un canale Twitter può avvenire attraverso le stesse modalità. E quest’ultimo aspetto, in particolare, che rende la notifica di una notizia assolutamente immediata e trans mediatica.

Se una associazione di pazienti vuole usare Twitter è necessario che attivi un account su questa piattaforma. Al momento della registrazione (ma questo può avvenire anche in seguito) è possibile selezionare gli argomenti di interesse e individuare così persone o istituzioni che li trattano così da “seguirle” nel tempo. Quando decidiamo di “seguire” qualcuno, ogni volta che questa persona invierà un messaggio sulla sua pagina, questo apparirà automaticamente sulla nostra home page di Twitter e, se da noi condivisa (re-twittata nel gergo di twitter), sarà a disposizione di quelli che ci “seguono”. Una volta attivato, l’associazione potrà usare il profilo su Twitter non solo per rilanciare notizie provenienti da altri canali, ma anche per rilanciare quelle ha pubblicateo sul proprio sito web, pubblicarne di nuove, porre domande alle persone che lo “seguono”, oppure rispondere alle domande che da questi vengono poste.

ESEMPI D’USO DEI SOCIAL MEDIA DA PARTE DI ALCUNE ASSOCIAZIONI DI PAZIENTI

Uno degli esempi di impiego di social media è quello proposto dalla associazione “MacMillan Cancer Support”. Una sezione del loro sito web (http://www.macmillan.org.uk/AboutUs/News/social_media.aspx ) ospita infatti 4 strumenti basati rispettivamente su Facebook, su Twitter, su Flickr e su YouTube.

Il canale aperto su Facebook permette di diffondere le attività dell’associazione a migliaia di utenti di Facebook. Inoltre, attraverso l’area su Facebook gli utenti possono vedere filmati e fotografie caricate dai sostenitori dell’associazione e dalla stessa associazione, oppure semplicemente accedere alle ultime notizie prodotte. Attraverso Twitter, oltre a rilanciare notizie pubblicate sul proprio sito web, l’associazione attiva campagne per la raccolta di fondi, lancia eventi di cui è organizzatrice e arruola volontari disposti a lavorare per conto dell’associazione. L’associazione sfrutta anche il canale aperto su Flickr per pubblicare le fotografie scattate nel corso di campagne per la raccolta fondi o di eventi nei quali l’associazione e i suoi volontari sono stati coinvolti. E come un album fotografico, le fotografie si possono catalogare, condividere e segnalare ad altri. Infine, attraverso il canale aperto su YouTube, si possono vedere i filmati che l’associazione ha prodotto per attivare campagne per la raccolta di fondi, per documentare come spende i soldi raccolti, per presentare l’attività di supporto ai malati di cancro o per raccogliere le loro testimonianze.

Molto simili sono gli strumenti messi a disposizione dalla Alzheimer Association (http://www.alz.org) , l’organizzazione che riunisce i malati di Alzheimer negli Stati Uniti.

Anche le associazioni di pazienti italiane hanno iniziato a utilizzare i social media per questi scopi. Tra le esperienze più interessanti si possono citare quella della Associazione Italiana Sclerosi Multipla (http://www.aism.it), probabilmente la più attiva in Italia nel settore dei nuovi media tra le organizzazioni no-profit, e quella dalla Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (http://www.airc.it ). Sulle homepage dei rispettivi siti web si trovano i collegamenti ai canali di social media che tali organizzazioni hanno deciso di inserire nella loro strategia comunicativa.

Referenze:
– Santoro E. I social media nella strategia comunicativa delle associazioni non profit: una miniguida all’uso – Parte 1. Partecipasalute 2012.
– Santoro E. Web 2.0 e social media in medicina: come social network, wiki e blog trasformano la comunicazione, l’assistenza e la formazione in sanità. Seconda edizione. Il Pensiero Scientifco Editore, Roma 2011.
– Santoro E. Facebook, Twitter e la medicina. Il Pensiero Scientifco Editore, Roma 2011.

Ultimo aggiornamento: 02/10/2012

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