I social media nella strategia comunicativa delle associazioni no-profit: una miniguida all’uso (Parte I) @Medici_Manager

Eugenio Santoro, Laboratorio di Informatica Medica, Istituto Ricerche Farmacologiche Mario Negri

http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/1912

INTERNET, WEB 2.0 E SOCIAL MEDIA

Il web 2.0 è quella parte di Internet alla quale chiunque può liberamente accedere attraverso l’impiego di un software gratuito al fine di condividere informazioni e collaborare per creare nuova conoscenza, e nel quale gli utenti siano al tempo stesso produttori e fruitori dell’informazione (1).

E’ quindi non solo un insieme di tecnologie, ma un nuovo modo di “stare” in Internet, nel quale la voce del cittadino, unita a quella di altri come lui, può contribuire a generare domande e, per quanto possibile, ad ottenere delle risposte.

Tra gli strumenti del web 2.0, cominciano ad assumere una importanza fondamentale i cosiddetti social media (2). Il loro ruolo è divenuto così centrale che ormai qualunque organizzazione impegnata a fare informazione e a comunicare li usa abitualmente affiancandoli ai tradizionali mezzi di comunicazione. Il loro impiego parte dalla constatazione che ormai gli utenti di Internet trascorrono molto del loro tempo sui social network e sui blog. Chi fa informazione non può quindi limitarsi a pubblicare i propri contenuti sul sito web istituzionale, ma deve usare canali alternativi per diffonderli là dove è più facile che vengano letti, condivisi, discussi e rilanciati verso altre piattaforme sociali.

PERCHÉ LE ASSOCIAZIONI NO-PROFIT POSSONO AVVANTAGGIARSI DALL’USO DEI SOCIAL MEDIA

Le associazioni no-profit possono avvantaggiarsi dall’uso dei social media per diverse ragioni. Innanzitutto possono sperimentare canali complementari ai loro siti web per raggiungere i potenziali interessati alle tematiche di cui l’associazione si occupa, spiegare loro in che cosa queste consistono, aggiornarli tempestivamente sulle iniziative intraprese, fare sentire la propria voce rispetto a certi problemi o determinate politiche sanitarie.

Le potenzialità aggregative di questi strumenti consentono poi di allargare la rete sociale degli interessati, fino a coinvolgerli direttamente nelle attività dell’associazione. Le potenzialità “sociali” dei social media contribuiscono inoltre a condividere facilmente con altri le informazioni che riguardano l’associazione, favorendo in questo modo una diffusione “virale” dei messaggi distribuiti dalla organizzazione no-profit. Infine, tali strumenti, se usati in modo adeguato, consentono di attivare delle campagne di raccolta fondi efficaci ed economiche.

Non è un caso, quindi che il 74%, 46% e 43% delle associazioni no-profit americane è rispettivamente presente su Facebook , YouTube e Twitter, tre dei più importanti social media.

QUALI INFORMAZIONI VEICOLARE SU YOUTUBE

Sono molti i tipi di filmati che un’associazione no-profit in ambito sanitario potrebbe produrre e caricare su YouTube. Le testimonianze di malati sono da sempre un ottimo veicolo per avvicinare malati simili e portarli così a conoscenza della presenza e delle attività dell’associazione. Così come quelle di medici, specialisti, opinion leader, rappresentanti delle istituzioni. Fondamentali allo scopo di promuovere l’associazione e aggregare persone interessate alle sue finalità e alle sue attività sono i filmati che riguardano l’associazione stessa, come per esempio quelli relativi a campagne da essa promosse o organizzate. Particolare attenzione deve essere posta nel caricare filmati di TG o di programmi televisivi in quanto su questi (come su molti altri non di proprietà) vige il diritto d’autore.

Per caricare un filmato su YouTube occorre richiedere un “account” (fatto di una login e di una password). Una volta attivato è possibile aprire un canale per l’associazione e configurare il sistema (per esempio per decidere se a caricare i filmati deve essere una persona o un gruppo di persone). Il caricamento è piuttosto facile in quanto YouTube accetta numerosi formati standard. Affinchè, siano efficaci dal punto di vista dei contenuti i filmati dovrebbero essere chiari (il linguaggio usato deve essere sufficientemente comprensibile all’utente medio di YouTube) e soprattutto brevi. E’ poi consigliabile associare al filmato caricato un numero elevato di tag (le parole chiave decise dall’autore) perché è attraverso la ricerca di questi che gli utenti di YouTube arrivano al filmato e quindi al sito dell’associazione. Se poi i tag scelti riescono ad identificare in modo preciso l’argomento è ancora meglio. Così come suggerito per i blog, è importante che i filmati siano continuamente caricati sul canale aperto di YouTube, perché questo genera nuovo interesse e quindi nuovi utenti.

Una volta attivato il canale, è importante segnalare la pubblicazione di un nuovo filmato su tutti i media usati dall’associazione (pagina pubblica su Facebook, profilo istituzionale su Twitter, blog, sito web, social network vari), o ancora meglio, incorporarne il codice (su YouTube esiste un apposito campo chiamato “codice da incorporare”) affinchè sia immediatamente fruibile partendo da essi. Altrettanto importante è segnalare sul canale di YouTube dell’associazione i link agli altri social media. Essendo di fatto un social network, il canale di YouTube potrebbe contribuire alla loro diffusione in rete. Una volta caricati, YouTube fornisce degli strumenti per misurare la popolarità dei video in termini di numero di visualizzazioni e di numero dei commenti lasciati. Tali strumenti, insieme alla possibilità di accedere al contenuto dei commenti (ma in fase di configurazione del canale si può decidere di impedire agli utenti di lasciarli) e ad altre statistiche accessibili attraverso il link “statistiche e dati” consentono un continuo monitoraggio dell’andamento dei filmati pubblicati e del canale.

QUALI INFORMAZIONI VEICOLARE SUI BLOG

La forza dei blog, oltre alla possibilità di generare spazi di discussione, sta nella possibilità di distribuire automaticamente verso altri blog, siti web e social network i post e i commenti pubblicati. Ciò avviene tramite appositi strumenti (come i feed RSS, i profili su Twitter, le pagine pubbliche di Facebook) che possono essere attivati configurando la piattaforma che gestisce il blog. Questa sorta di disseminazione delle attività è quanto di più occorre alle associazioni di pazienti per diffondere i propri contenuti e allargare la cerchia dei propri sostenitori. A ciò occorre aggiungere che i blog possono integrare filmati di YouTube e immagini o fotografie di Flickr o di Instagram (due database di immagini condivise noti agli utilizzatori delle tecnologie web 2.0 e spesso definiti anch’essi come social media) lasciando che i rispettivi file restino memorizzati nei database di origine. Per le loro potenzialità i blog sono usati dalle associazioni no-profit (soprattutto quelle di pazienti) per attivare collaborazioni, condividere informazioni tra persone che soffrono delle stesse malattie, per fare formazione e informazione, per promuovere eventi e raccolte fondi, per pubblicare la rassegna stampa.

Per aprire un blog un’associazione no-profit può utilizzare piattaforme gratuite che hanno il pregio di essere facilmente configurabili. Tra queste le più note sono WordPress (www.wordpress.com) e Blogger (www.blogger.com). Una volta registrati, è possibile scegliere, tra i vari formati, come configurare il blog e quali strumenti attivare, oltre a definire le politiche di accesso. Eseguite queste operazioni il blog è pronto per essere riempito di contenuti. Perché gli utenti lo usino è però necessario che il blog sia adeguatamente promosso. Inserire un ampio richiamo sul sito web dell’associazione piuttosto che sulla sua area su Facebook o su Twitter può essere di aiuto.

Referenze:
– Santoro E. I social media nella strategia comunicativa delle associazioni non profit: una miniguida all’uso – Parte 2. Partecipasalute 2012.
– Santoro E. Web 2.0 e social media in medicina: come social network, wiki e blog trasformano la comunicazione, l’assistenza e la formazione in sanità. Seconda edizione. Il Pensiero Scientifco Editore, Roma 2011.
– Santoro E. Facebook, Twitter e la medicina. Il Pensiero Scientifco Editore, Roma 2011.

Ultimo aggiornamento: 02/10/2012 

 

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