W la Spending review! W il Servizio Sanitario Nazionale!

Marco Geddes in Salute Internazionale Info http://saluteinternazionale.info/2012/07/w-la-spending-review-w-il-servizio-sanitario-nazionale/

Si esce dalla crisi con la consapevolezza che l’universalismo si basa sul rigore; che lo si mantiene se vi è la capacità di combattere diritti acquisiti e privilegi consolidati; che dobbiamo intraprendere una operazione di revisione della spesa che richiede il bisturi e non l’accetta e in particolare che necessita di una idea del Paese, e non una ideologia di cassa.


Il processo di revisione della spesa può imboccare due strade che, nell’attuale governo e nella eterogenea maggioranza che lo sostiene, hanno entrambe i loro sostenitori: un processo di rafforzamento del servizio sanitario nazionale ovvero un avvio (o, per alcuni versi, un ulteriore passo) al suo smantellamento, una “picconata” all’universalismo che lo caratterizza e ai principi costituzionali su cui si fonda.

Esaminiamo entrambi gli scenari per valutare i pericoli di questa operazione e le necessarie proposte in difesa del Servizio sanitario nazionale.

Iniziamo con i pericoli, connessi all’attuale manovra, già delineati dal contributo di Nerina Dirindin, precedente all’approvazione del Decreto[1]. L’effetto dei nuovi provvedimenti sul sistema sanitario, deve essere letto all’interno delle misure già assunte nel corso degli ultimi due anni, misure che investono il triennio 2012 – 2014: interventi sul personale (art. 9 comma 16, L. 122/2010); economie di spesa farmaceutica (art 11 comma 123, L. 122/2010); reintroduzione super ticket 10 euro (art 17 comma 6, L. 11/2011); tagli vari e 2 mld di nuovi ticket dal 2014 (art. 17, L. 11/2011)  etc.

Nella intenzione di una parte del governo e delle forze politiche, tramite la spending review, si mira ad una ridefinizione dell’intervento pubblico con la finalità di orientare la domanda verso il settore privato dell’economia. Si riaffaccia l’idea, ma meglio definirla l’ideologia, che la soluzione dei problemi e dei costi della sanità sia da ricercare ampliando lo spazio del privato e non tanto in termini di erogatori, ma di gestori – finanziatori del sistema. Non importa se i dati dicono il contrario, se le regioni in cui la presenza del privato è maggiore – come il Lazio – sono quelle in cui la spesa è più elevata e sono soggette a manovre di rientro, se la spesa pro-capite in Italia è inferiore del 40% rispetto a Francia e Germania (uno spread al contrario); se il libero mercato nella sanità non ottimizza il funzionamento per una asimmetria dell’informazione, come riconoscono i maggiori economisti e anche dirigenti di grandi gruppi industriali e farmaceutici[2].
L’ideologia è – appunto – senza necessità di riferimento ai dati di fatto!

I tagli generici, decisi centralmente, e i nuovi ticket, già disposti dalle ultime manovre finanziarie, compromettono il diritto costituzionale alla salute e all’assistenza. I ticket peraltro non hanno più una funzione di contenimento della domanda, ma si pongono unicamente come una imposta al consumo, che, data l’entità che assumono per varie prestazioni in relazione anche al reddito, esortano i soggetti a orientarsi verso l’offerta privata, che appare spesso più vantaggiosa.

La riduzione del 5% delle spese in servizi di supporto, imposta dal Decreto “spending review”, che comprendono ad esempio i trasporti, le pulizie e la sanificazione, la gestione impiantistica delle strutture sanitarie, gli interventi ordinari, perpetua un antico vizio italico contro il quale si è – inutilmente battuto – un economista quale Andreatta che era solito esclamare “Lo vuol capire o no che i problemi dell’economia sono essenzialmente problemi di manutenzione” e nella manutenzione mancata di grandi e piccole cose di ogni giorno c’è la metafora etica di un Paese[3].

Un intervento che parte dalla riduzione del finanziamento della sanità, comporta una riduzione solo temporanea della spesa (pubblica), tagliando dove vi sono meno resistenze, dove i poteri di interdizione sono più deboli e non introduce risparmi strutturali.

Il quadro si completa – negativamente – con la ormai pressoché totale assenza di politiche sociali, che alle problematiche sanitarie sono strettamente connesse. Pochi dati sono sufficienti ad illuminare il “disastro” in cui versa tale settore dell’intervento pubblico: per la famiglia le risorse in percentuale rispetto al PIL ammontano all’ 1.4% (UE 2,3%);  per disoccupazione 0.8% (UE 1.8%); per le politiche abitative 0.0% (UE 0.6%); per la esclusione sociale 0.1% (UE 0.4%) !

Questo è il quadro che ha spinto personalità  e associazioni a lanciare un appello per il diritto alla salute[4].

Cosa dovrebbe quindi proporre una spending review finalizzata a rinforzare il servizio sanitario nazionale e renderlo compatibile con i problemi economici della nazione nei prossimi anni? In primo luogo assumere come finalità tale obiettivo, con la consapevolezza che in un periodo di crisi economica, di difficoltà per larga parte della popolazione italiana, di riduzione dei consumi (con conseguente “avvitamento” della crisi, della produzione interna, della occupazione), un antidoto potente è quello di mantenere e potenziare la assistenza sanitaria. Il sistema sanitario nazionale inglese fu concepito proprio negli anni successivi alla grande crisi, come risposta in difesa dei bisogni fondamentali della popolazione e di garanzia in momenti di difficoltà assistenziale ed economica, proprio per facilitare la ripresa dei consumi, la coesione sociale, la fiducia collettiva. Analoghi propositi hanno guidato il presidente  Obama negli Usa: proteggere i bilanci familiari, evitare bancarotte familiari per motivi sanitari, mantenere la potenzialità di spesa delle famiglie, tutelate rispetto a una problematica assistenziale sotto il profilo economico.

La manovra dovrebbe partire inoltre da processi di revisione della spesa già in atto nel sistema sanitario, che devono essere potenziati ed estesi alla totalità delle regioni, poiché quella sperimentata in questo anni, come ha certificato la stessa Corte dei Conti, è l’esperienza più avanzata e completa di tale processo. Uno sguardo ad un parametro spesso citato, anche in questa occasione: i posti letto. Dal 1978 al 2008 i posti letto sono passati dal 485.578 a 190.176 con una eliminazione di 295.402 posti letto, pari al 61%! Ulteriori tagli devono essere selettivi, interessare prevalentemente alcune regioni, la sanità privata (che si è ridotta assai meno), i grandi policlinici universitari, dove le doppie, triple, quadruple strutture con identiche prestazioni sono conseguenza di scelte baronali.

Non si tratta di spendere meno, ma di spendere meglio, con la consapevolezza che – come dimostra il confronto fra le varie regioni – quando si spende meglio si spende meno.

Pochi giorni fa sono state avanzate precise proposte in tal senso[5], con la sollecitazione a riprendere un cammino spesso interrotto, sui temi della appropriatezza, dell’efficacia, dell’equità. Riprendiamo e integriamo alcune delle proposte, che potrebbero essere attuate nel corso di un biennio, portando benefici strutturali al servizio sanitario:

  • Definizione dei bacini di utenza per le grandi tecnologie, dato che il nostro paese ha un “parco macchine” (ad esempio le Tac) triplo rispetto all’Inghilterra, con un numero di Tac (rispetto agli abitanti) in Calabria che è il doppio e in Campania triplo rispetto all’Emilia Romagna!
  • Volumi minimi di attività, al di sotto dei quali è necessario accorpare i servizi anche al fine di renderli efficaci.
  • Revisione del prontuario terapeutico con obiettivi puntuali e realistiche (iniziare con la eliminazione di quello che non serve).
  • Revisione delle tariffe regionali ospedaliere e specialistiche.
  • Trattamento fiscale dei fondi integrativi recuperando una parte consistente delle risorse che vengono rastrellate attraverso i ticket
  • Ridefinizione, attraverso un confronto con le categorie interessate, di criteri e modalità di utilizzo del personale medico e infermieristico: affrontare le modalità di turnazione degli infermieri (il turno in quarta); la guardia festiva e notturna di chirurghi e ortopedici, il cui impegno – sempre più prezioso anche per la scarsezza di tali professioni, deve concentrarsi nella diagnostica e nella sala operatoria; eliminare forme di semplice privilegio per alcune categorie, quali i 15 giorni di congedo aggiuntivo per rischio radiazioni.
  • Norme giuridiche e assicurative a tutela degli operatori sanitari, finalizzate anche a limitare la medicina difensiva e favorire una Choosing Wisely[6]
  • Riconversione dei piccoli ospedali non in base ad una azione centralistica sui posti letto, ma concertando con le regioni, in relazione ai volumi di attività e alla distanza da altri  Presidi. Si tratta di una operazione importante se si vuole dotare, con tale riconversione, il territorio di strutture efficienti per una prima presa in carico dei pazienti e per assicurare l’assistenza nella fase successiva al ricovero.

Il tema che abbiamo di fronte è: come usciamo da questa crisi?

Con la consapevolezza che l’universalismo si basa sul rigore; che lo si mantiene se vi è la capacità di combattere diritti acquisiti e privilegi consolidati; che dobbiamo intraprendere una operazione di revisione della spesa che richiede il bisturi e non l’accetta e in particolare che necessita di una idea del Paese, e non una ideologia di cassa.

Bibliografia

  1. Dirindin N. Spending review in sanità. Saluteinternazionale.info 02.07.2012
  2. Intervista a Daniel Vasella, presidente della Novartis di F. Zakaria, Washington Post, riportata sul Corriere della Sera 08.07.2012.
  3. Roberto Napolitano. Sole 24 ore, 30.10.2011
  4. Per il diritto alla Salute colpire gli sprechi, spendere meglio, ma fermare i tagli !
    Appello [PDF: 70 Kb]
  5. Diritto alla Salute, spending review, universalismo [PDF: 1,2 Mb]. Roma: discussione pubblica 06.07.2012
  6. Luppiroli A. Da “Spending Review” a “Choosing Wisely” . Saluteinternazionale.info 09.07.2012
Post a comment or leave a trackback: Trackback URL.

Commenti

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: