Rapporto Osservasalute 2011: le Regioni di nord est @WRicciardi @muirgray @drsilenzi

La migliore performance

PA di Bolzano: con il numero più alto di sportivi attivi, ma è dove c’è il maggior numero di consumatori di alcol a rischio fra i giovanissimi

Nella provincia autonoma (PA) di Bolzano vivono gli italiani più sportivi, infatti la PA detiene la maggior quota di popolazione che fa sport in modo costante: nella PA di Bolzano il 38,3% della popolazione dai 3 anni in su pratica sport in modo continuativo, percentuale maggiore in Italia, contro un valore medio italiano di 22,8%; il 24,1% fa qualche attività fisica (valore medio nazionale 28,2%). Nella PA di Bolzano coloro che non svolgono alcuno sport sono solo il 12,3% della popolazione, percentuale minore in Italia, contro una media nazionale 38,3%.

La PA di Bolzano continua però ad avere problemi con l’alcol, soprattutto tra i giovanissimi: infatti la PA di Bolzano (dati aggregati con la PA di Trento) nel 2009 presenta una quota di non consumatori pari al 24,9%, contro un valore medio nazionale del 28,7%. I consumatori sono il 71,7% contro un valore medio nazionale del 68,5%.

La prevalenza di consumatori a rischio di 11-18 anni (ovvero quei giovani che praticano almeno uno dei comportamenti a rischio relativamente al consumo di alcol, come l’eccedenza quotidiana o il binge drinking, o il bere alcolici in sé se ci limitiamo agli under-16 che non dovrebbero proprio bere) è pari al 25% per i maschi (valore medio italiano 17,7%) mentre è pari al 19,3% per le femmine (valore medio italiano 11,5%) per un totale del 22,3% dei giovani in questa fascia d’età (valore medio italiano 14,7%) – valore più alto in Italia. La prevalenza di consumatori a rischio di 19-64 anni è pari al 30,6% dei maschi, (valore medio italiano 20,5%) e all’8,7% delle femmine (valore medio italiano 5,3%). Il totale dei consumatori a rischio è il 19,7% degli individui in questa fascia d’età (valore medio italiano 12,9%).

PA di Trento: quelli che sfoggiano la silhouette migliore, ma è dove ci sono più giovani con consumi di alcol a rischio

Nella provincia autonoma (PA) di Trento vivono gli italiani con la silhouette migliore: infatti la percentuale di individui (persone di 18 anni e oltre) in sovrappeso è pari al 30,9%, il valore più basso in Italia; il valore medio nazionale è il 35,6%. È obeso il 7,8% dei cittadini, il valore più basso in Italia (ex equo con la Liguria), contro il valore medio italiano di 10,3%.

Ma nella PA di Trento persiste un problema di consumi di alcolici smodati (ovvero quei giovani che praticano almeno uno dei comportamenti a rischio relativamente al consumo di alcol, come l’eccedenza quotidiana o il binge drinking, o il bere alcolici in sé se ci limitiamo agli under-16 che non dovrebbero proprio bere) tra i giovanissimi: la prevalenza di consumatori a rischio di 11-18 anni è pari al 25% per i maschi (valore medio italiano 17,7%) mentre è pari al 19,3% per le femmine (valore medio italiano 11,5%) per un totale del 22,3% dei giovani in questa fascia d’età (valore medio italiano 14,7%) – valore più alto in Italia. La prevalenza di consumatori a rischio di 19-64 anni è pari al 30,6% dei maschi, (valore medio italiano 20,5%) e al 8,7% delle femmine (valore medio italiano 5,3%). Il totale dei consumatori a rischio è il 19,7% degli individui in questa fascia d’età (valore medio italiano 12,9%).

Per quanto riguarda la popolazione complessiva, la PA di Trento (dati aggregati con la PA di Bolzano) fa registrare i seguenti valori: nel 2009 presenta una quota di non consumatori pari al 24,9%, contro un valore medio nazionale del 28,7%. I consumatori sono il 71,7% contro un valore medio nazionale del 68,5%.

Veneto: la Regione dalle donne dal cuore più sano, ma ha molti problemi con l’alcol

Il Veneto è la Regione dalle donne dal cuore più sano: infatti le donne venete presentano la più bassa mortalità in Italia per malattie del sistema circolatorio, pari a 1,42 per 10 mila (vs un valore medio nazionale di 1,92) nella classe di età 19-64 anni. Tra le femmine la mortalità per tumori è pari a 7,83 per 10 mila (vs un valore medio nazionale di 7,93 per 10 mila).

Ma il Veneto spicca in negativo per quanto riguarda il consumo di alcol: infatti il Veneto nel 2009 presenta la quota più bassa in Italia di non consumatori, pari al 23,8% della popolazione, contro un valore medio nazionale del 28,7%. I consumatori sono il 73,6% contro un valore medio nazionale del 68,5%.

La prevalenza di consumatori a rischio di 11-18 anni (ovvero quei giovani che praticano almeno uno dei comportamenti a rischio relativamente al consumo di alcol, come l’eccedenza quotidiana o il binge drinking, o il bere alcolici in sé se ci limitiamo agli under-16 che non dovrebbero proprio bere) è pari al 25,5% dei maschi (valore medio italiano 17,7%) al 17% delle femmine (valore medio italiano 11,5%) per un totale del 21,4% dei giovani in questa fascia d’età (valore medio italiano 14,7%). La prevalenza di consumatori a rischio di 19-64 anni è pari al 26,7% dei maschi, (valore medio italiano 20,5%) e al 6,7% delle femmine (valore medio italiano 5,3%). Il totale dei consumatori a rischio è il 16,8% degli individui in questa fascia d’età (valore medio italiano 12,9%). Sono moltissimi anche i consumatori a rischio tra gli anziani (65-74 anni), il 38,3% della popolazione in questa fascia d’età.

Il Veneto è anche la regione dove più persone hanno smesso di fumare: infatti, ha la quota di ex-fumatori maggiore in Italia (anno 2010), pari al 27,9% della popolazione regionale di 14 anni ed oltre (23,4% valore italiano); presenta inoltre una quota di non fumatori pari al 49,7%, mentre la media nazionale si assesta sul 52%. In Veneto fuma il 20,2% della popolazione regionale di 14 anni ed oltre (in diminuzione dall’anno precedente in cui i fumatori erano il 20,7%) contro un valore medio nazionale del 22,8%. Il numero medio di sigarette fumate in un giorno in Veneto è di 11,5 contro un valore medio nazionale di 12,7.

Friuli Venezia Giulia: la Regione con Asl e Aziende Ospedaliere più trasparenti su liste d’attesa, ma è la Regione in cui è aumentata di più nell’arco di un anno la spesa pro capite per consumo di farmaci

Il Friuli Venezia Giulia è la regione più trasparente per quanto riguarda la pubblicazione online delle liste d’attesa per le prestazioni erogate da Asl e aziende ospedaliere (AO). Quest’anno, infatti, il Rapporto prende in esame la trasparenza di ASL e AO per quanto riguarda le liste d’attesa per le varie prestazioni erogate, trasparenza valutata in base al numero di ASL e AO che pubblicano online dette liste. In Friuli Venezia Giulia il 100% delle ASL (6 Asl su 6) utilizza il web per rendere accessibile il dato ai cittadini (dato 2011) contro un valore medio italiano del 57%. Entrambe le aziende ospedaliere presenti attualmente in regione pubblicano tali dati online (dato medio nazionale 44%) delle AO.

In negativo, però, il Friuli si distingue per il più elevato aumento della spesa per cittadino sui farmaci in un solo anno: nel 2010 la spesa pro capite per consumo di farmaci a carico del SSN in Friuli Venezia Giulia è pari a 193,7 euro (la media nazionale di 215,1 euro), segnando un +4,3% dal 2009 – aumento di spesa in un anno maggiore in Italia.

www.osservasalute.it

 

 

 

Sintesi completa

PA di Bolzano: con il numero più alto di sportivi attivi

Ma è dove c’è il maggior numero di consumatori di alcol a rischio fra i giovanissimi

Nella provincia autonoma (PA) di Bolzano vivono gli italiani più sportivi, infatti la PA detiene la maggior quota di popolazione che fa sport in modo costante: nella PA di Bolzano il 38,3% della popolazione dai 3 anni in su pratica sport in modo continuativo, percentuale maggiore in Italia, contro un valore medio italiano di 22,8%; il 24,1% fa qualche attività fisica (valore medio nazionale 28,2%). Nella PA di Bolzano coloro che non svolgono alcuno sport sono solo il 12,3% della popolazione, percentuale minore in Italia, contro una media nazionale 38,3%.

La PA di Bolzano continua però ad avere problemi con l’alcol, soprattutto tra i giovanissimi: infatti la PA di Bolzano (dati aggregati con la PA di Trento) nel 2009 presenta una quota di non consumatori pari al 24,9%, contro un valore medio nazionale del 28,7%. I consumatori sono il 71,7% contro un valore medio nazionale del 68,5%.

La prevalenza di consumatori a rischio di 11-18 anni (ovvero quei giovani che praticano almeno uno dei comportamenti a rischio relativamente al consumo di alcol, come l’eccedenza quotidiana o il binge drinking, o il bere alcolici in sé se ci limitiamo agli under-16 che non dovrebbero proprio bere) è pari al 25% per i maschi (valore medio italiano 17,7%) mentre è pari al 19,3% per le femmine (valore medio italiano 11,5%) per un totale del 22,3% dei giovani in questa fascia d’età (valore medio italiano 14,7%) – valore più alto in Italia. La prevalenza di consumatori a rischio di 19-64 anni è pari al 30,6% dei maschi, (valore medio italiano 20,5%) e all’8,7% delle femmine (valore medio italiano 5,3%). Il totale dei consumatori a rischio è il 19,7% degli individui in questa fascia d’età (valore medio italiano 12,9%).

Sono alcuni dei dati che emergono dalla nona edizione del Rapporto Osservasalute (2011), un’approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell’assistenza sanitaria nelle Regioni italiane presentata oggi all’Università Cattolica. Pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma e coordinato dal Professor Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia, il Rapporto è frutto del lavoro di 175 esperti di sanità pubblica, clinici, demografi, epidemiologi, matematici, statistici e economisti distribuiti su tutto il territorio italiano, che operano presso Università e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali (Ministero della Salute, Istat, Istituto Superiore di Sanità, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto Nazionale Tumori, Istituto Italiano di Medicina Sociale, Agenzia Italiana del Farmaco, Aziende Ospedaliere e Aziende Sanitarie, Osservatori Epidemiologici Regionali, Agenzie Regionali e Provinciali di Sanità Pubblica, Assessorati Regionali e Provinciali alla Salute).

Nella PA di Bolzano la popolazione residente è in forte crescita: infatti ha un saldo medio annuo nel biennio 2009-2010 pari a 8,7 per 1.000 residenti per anno (media nazionale di 4,8 per 1.000). Il saldo naturale è pari a 2,9‰, il più alto in Italia; il saldo migratorio è pari a 5,8‰.

Nella PA di Bolzano il tasso di fecondità totale (ovvero il numero medio di figli per donna) è pari a 1,55 figli per donna (1,46 per le donne italiane; 2,38 figli per le straniere) contro un valore medio italiano di 1,41 – dati 2009; nella PA di Bolzano l’età media delle donne al parto è pari a 31,2 anni (età media nazionale 31,2 anni).

ANZIANI

Nella PA di Bolzano nel 2010 il 9,5% dei cittadini ha tra 65 e 74 anni (+2,7% dal 2005), a fronte di una media nazionale del 10,3%, mentre le persone con 75 anni ed oltre sono l’8,4% della popolazione regionale (+3,5% dal 2005), contro il 10% medio italiano.

Anziani che vivono soli – La percentuale di persone dai 65 anni in su che vive sola nella PA di Bolzano è pari al 15,8% dei maschi in quella fascia d’età (valore medio italiano 15,1%), al 37,6% delle femmine (valore medio italiano 38%), per un totale del 28,2% delle persone in questa fascia d’età, contro una media nazionale di 28,3%. La quota di persone anziane che vivono sole sul totale della popolazione della stessa fascia di età rappresenta un prezioso indicatore in sede di programmazione dei servizi territoriali di tipo socio-sanitario. Il motivo è che gli anziani che vivono soli sono maggiormente esposti al rischio di emarginazione sociale e, data l’età, all’insorgenza di patologie gravi e invalidanti che possono portare al confinamento e, comunque, alla necessità di assistenza socio-sanitaria anche nello svolgimento delle normali attività della vita quotidiana.

SPERANZA DI VITA

La speranza di vita alla nascita è per i maschi pari a 80 anni (media italiana 79,2), segnando un aumento di 1,2 anni di speranza di vita in più dal 2006. Per le femmine la speranza di vita alla nascita pari a 85,5 anni (0,9 anni guadagnati dal 2006) – la maggiore in Italia (valore medio italiano 84,4).

MORTALITÀ

Nella PA di Bolzano la mortalità complessiva (per tutte le cause) oltre il primo anno di vita è pari a 110,24 per 10 mila abitanti tra i maschi (2008), contro una media nazionale di 110,92, mentre è pari a 63,14 per 10 mila tra le donne (contro una media nazionale di 69,46).

Per quanto riguarda i tassi di mortalità per alcune cause (2008) la PA di Bolzano presenta, nella classe di età 19-64 anni, una mortalità per tumori tra i maschi pari a 10,35 per 10 per mila (vs un valore medio nazionale di 10,78 per 10 mila) e una mortalità per malattie del sistema circolatorio di 5,24 per 10 mila (vs un valore medio nazionale di 5,77). Tra le femmine la mortalità per tumori è pari a 6,02 per 10 mila (vs un valore medio nazionale di 7,93 per 10 mila) e la mortalità per malattie del sistema circolatorio di 1,65 per 10 mila (vs un valore medio nazionale di 1,92).

STILI DI VITA

Fumo – La PA di Bolzano presenta una quota di non fumatori pari al 54% (anno 2010) della popolazione regionale di 14 anni ed oltre, (media nazionale 52%). Nella PA di Bolzano fuma il 21,8% della popolazione regionale di 14 anni ed oltre contro (valore medio nazionale 22,8%). La PA di Bolzano ha una quota di ex-fumatori del 21,9% (23,4% valore italiano). Il numero medio di sigarette fumate in un giorno nella PA di Bolzano è di 11,5 (valore medio nazionale di 12,7).

DIETA, PESO E SPORT

Quanto alle abitudini alimentari nella PA di Bolzano il 5,3% della popolazione consuma in media le 5 porzioni di frutta e verdura al dì (media nazionale del 4,8%).

Nella PA di Bolzano la percentuale di individui (persone di 18 anni e oltre) in sovrappeso è pari al 33,5%; il valore medio nazionale è il 35,6%. È obeso l’8,2% dei cittadini, contro il valore medio italiano di 10,3%.

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SALUTE DELL’AMBIENTE

Dando uno sguardo alla salute dell’ambiente la PA di Bolzano nel 2009 presenta una produzione pro capite di rifiuti solidi urbani pari a 470 Kg per abitante. Il valore medio nazionale per la produzione pro capite è di 532 Kg per abitante. La PA di Bolzano smaltisce in discarica il 18,6% dei rifiuti solidi urbani prodotti e il 27,4% in inceneritore (contro una media nazionale del 14,3%).

Con una quota procapite di rifiuti raccolti in modo differenziato pari a 256 Kg per abitante, la PA di Bolzano raccoglie in modo differenziato il 54,5% dei rifiuti prodotti. Il valore medio nazionale è pari al 33,6%.

SALUTE MENTALE

Nella PA di Bolzano si registra un consumo di antidepressivi pari a 43,32 dosi definite giornaliere per 1.000 abitanti nel 2010. A livello nazionale il consumo medio è di 35,72 DDD/1.000 ab/die.
La PA di Bolzano presenta un livello molto elevato del tasso standardizzato di mortalità per suicidio fra i soggetti con 15 anni ed oltre (anni 2007-2008):16,94 per 100.000 per i maschi e 4,73 per 100.000 per le femmine (valore più alto in Italia).

SALUTE MATERNO INFANTILE

Organizzazione dei punti nascita – L’obiettivo da perseguire a livello regionale è avere un’alta percentuale di parti in punti nascita ciascuno dei quali gestisca annualmente un ampio numero di parti (questi sono i punti nascita in cui si registrano i migliori esiti dei parti perché più è ampio il bacino di utenza di ciascun punto nascita, maggiore è l’esperienza delle professionalità che si concentrano al suo interno).

Nel 2009 nella PA il 23,89% dei parti sono avvenuti in punti nascita con un volume di attività inferiore a 500 casi annui, contro una media nazionale del 7,93%; il 24,26% dei parti è avvenuto in punti nascita con un volume di attività compreso tra 500 e 799 casi annui (14,98% il valore medio nazionale) e nessuno dei parti (contro il 10,29% italiano) è avvenuto in punti nascita con un volume di attività compreso tra 800 e 999 casi annui. Infine il 51,85% dei parti è avvenuto in punti nascita con un volume di attività superiore a 1.000 (66,8% il valore medio nazionale).

Nella PA di Bolzano è ottima la gestione dei parti con taglio cesareo: infatti nella PA il 23,61% – percentuale minore in Italia (totale TC sul totale dei parti – anno 2009) dei parti avviene con taglio cesareo, contro la media nazionale di 39,01%.

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Nella PA di Bolzano il tasso standardizzato di interruzione volontaria di gravidanza è nel 2009 pari a 4,89 casi per 1.000 donne – tasso minore in Italia (valore medio nazionale di 8,55 casi per 1.000 donne).

Mortalità infantile e neonatale: la PA di Bolzano nel biennio 2007-08 presenta un tasso di mortalità neonatale di 3 casi per 1.000 nati vivi, (valore medio italiano 2,4); per la mortalità infantile si registra un tasso pari a 3,6 casi per 1.000 nati vivi (media nazionale di 3,3 casi).

SISTEMA SANITARIO REGIONALE

Passando all’analisi sulla “salute” del Sistema Sanitario Regionale emerge tra le performance economico-finanziarie che nel 2008 nella PA di Bolzano il rapporto spesa/PIL è pari al 6,76% (valore medio italiano 6,87%).
La spesa sanitaria pro capite nella PA di Bolzano nel 2008 è pari a 2.191 euro (+10,86% dal 2004), a fronte di una spesa media nazionale di 1.833 euro. Sempre nel 2010 la PA di Bolzano ha un avanzo procapite di 4 euro.

Sul fronte dell’assetto istituzionale organizzativo in questa edizione del Rapporto troviamo anche il dato sulla spesa pro capite per la retribuzione del personale dipendente del SSN. Si rileva che ogni cittadino della PA di Bolzano “ha speso” nel 2009 1162,4 euro – spesa maggiore in Italia (spesa media italiana 601,7 euro).

Nella PA di Bolzano (dati aggregati con PA di Trento) nel 2009 vi è una quota di personale sanitario con un contratto di lavoro a tempo indeterminato del 93%. mentre ha un contratto di lavoro flessibile il 7% degli occupati.

LA GESTIONE DELLE EMERGENZE

Quest’anno il Rapporto prende pure in esame l’area relativa all’emergenza/urgenza (uno dei nodi più critici della programmazione sanitaria e si configura come una delle più importanti variabili sulle quali è misurata la qualità dell’intero servizio sanitario). Relativamente a questo argomento il Rapporto valuta in primis numero e distribuzione sul territorio regionale delle centrali operative (118) alle quali è demandato il compito di organizzare e gestire, nell’ambito territoriale di riferimento, le attività di emergenza sanitaria e garantire il coordinamento di tutti gli interventi dal momento in cui accade l’evento sino alla collocazione del paziente nella destinazione definitiva, e attivare la risposta ospedaliera 24 ore su 24.

Nella PA di Bolzano le centrali operative coprono tutti i territori provinciali della regione: nel 2010 possiede 1 centrale 118 per provincia, contro una media italiana di 0,93.
Il bacino di utenza medio nella PA per ciascun DEA è di 206.163 abitanti (il bacino medio di utenza raccomandato per un DEA è di 100/200 mila abitanti).

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CONSUMO DI FARMACI

Per quanto riguarda il consumo territoriale di farmaci a carico del SSN (espresso in termini di “DDD/1.000 abitanti die”, cioè come numero medio di dosi di farmaco consumate giornalmente ogni 1.000 abitanti), nel 2010 la PA di Bolzano presenta un consumo di 711 DDD/1.000 abitanti die – consumo più basso in Italia, a fronte di un valore medio nazionale di 952.

Sempre nel 2010 la spesa pro capite per consumo di farmaci a carico del SSN nella PA di Bolzano è pari a 152,8 euro, la più bassa in Italia (la media nazionale di 215,1 euro).

Il consumo di farmaci “non griffati” (ovvero quelli generici o a brevetto scaduto che costituiscono una grossa fonte di risparmio per il SSN) si assesta nella PA di Bolzano sul 51% del totale dei consumi (dati aggregati con PA di Trento), contro una media nazionale del 51,5%. La spesa per questi farmaci è pari al 28,5% della spesa totale (valore medio nazionale 30,4%).

La PA di Bolzano è anche dove si registra il minor consumo di antibiotici, segno di un uso oculato di questi farmaci sempre più preziosi (il consumo smodato e sbagliato può portare all’insorgere di pericolose resistenze farmacologiche): il consumo è di 12,6 DDD/1.000 ab die contro un consumo medio italiano di 22,5.

ASSISTENZA OSPEDALIERA

Per quel che concerne la gestione dell’assistenza ospedaliera la PA di Bolzano ha un tasso standardizzato complessivo di dimissioni ospedaliere (ovvero in regime ordinario e in day hospital) di 190,4 per 1.000 nel 2009; il valore medio nazionale è pari a 179,4 per 1.000.

Per il tasso standardizzato di dimissioni ospedaliere in regime ordinario la PA di Bolzano ha un valore pari a 140,9 per 1.000 (2009). Il valore medio italiano è pari a 126,4 per 1.000. Infine il tasso standardizzato di dimissioni ospedaliere in regime di Day Hospital è pari a 49,5 per 1.000, mentre la media nazionale è di 53 per 1.000.

La PA di Bolzano nel 2009 presenta una degenza media standardizzata per case mix pari a 7 giorni (media nazionale 6,7).
Nel 2009 la PA di Bolzano presenta una Degenza Media Preoperatoria standardizzata pari a 1,61 giorni, contro una media nazionale di 1,88.

Gestione delle fratture del collo del femore – La frattura del collo del femore (evento frequente nella popolazione anziana) è un ottimo modo per valutare la qualità dell’assistenza ospedaliera in quanto, se non trattata a dovere, può causare il peggioramento della qualità di vita e/o di mortalità. Infatti, diversi studi hanno dimostrato che lunghe attese per l’intervento per questa frattura corrispondono a un

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aumento del rischio di mortalità e di disabilità del paziente, aumento delle complicanze legate all’intervento e minore efficacia della fase riabilitativa. Di conseguenza, molte delle Linee Guida più recenti raccomandano che il paziente con frattura del collo del femore venga operato entro 48 o addirittura 24 ore dall’ingresso in ospedale. Nella PA di Bolzano l’82,8% – percentuale maggiore in Italia (dato 2009) dei pazienti che hanno riportato tale frattura è operato entro 2 giorni (valore medio italiano di 33,6%).

LA TRASPARENZA DI ASL E AZIENDE OSPEDALIERE PER LE LISTE D’ATTESA

Quest’anno il Rapporto prende infine in esame la trasparenza di ASL e AO per quanto riguarda le liste d’attesa per le varie prestazioni erogate, trasparenza valutata in base al numero di ASL e AO che pubblicano online dette liste. Nella PA di Bolzano nel 2011 tutte le 4 ASL presenti utilizzano il web per rendere accessibile il dato ai cittadini; valore medio italiano del 57%. Non ci sono AO.

CONCLUSIONI

Grazie agli elevati livelli di natalità la P.A. di Bolzano si caratterizza per una popolazione in costante crescita, relativamente giovane e con elevata speranza di vita alla nascita.
La conformazione del territorio e i modelli culturali influiscono da un lato sulla elevata attitudine a comportamenti salutari quali l’attività sportiva e l’attenzione alla salute nutrizionale (bassa quota di sovrappeso ed obesità), dall’altro si traducono nel consumo eccessivo di alcool che è probabilmente l’atteggiamento da tenere maggiormente sotto osservazione.

Il Servizio Sanitario Provinciale, centrato fondamentalmente sull’ospedale, si sta riorganizzando verso il territorio e, dal punto di vista dell’assistenza specialistica, particolare attenzione viene prestata al problema delle liste d’attesa. Le performance ospedaliere rivelano una situazione ottimale per la degenza media preoperatoria, la gestione delle fratture del collo del femore e dei parti cesarei. Più contenuti rispetto alle altre regioni italiane sono il consumo (in particolare di antibiotici) e la spesa per farmaci.

Per ulteriori approfondimenti contattare

Dott.ssa Carla Melani
Responsabile Osservatorio Epidemiologico
Tel. 0471-418040;e-mail: carla.melani@provincia.bz.it

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PA di Trento: quelli che sfoggiano la silhouette migliore

Ma è dove ci sono più giovani con consumi di alcol a rischio

Nella provincia autonoma (PA) di Trento vivono gli italiani con la silhouette migliore: infatti la percentuale di individui (persone di 18 anni e oltre) in sovrappeso è pari al 30,9%, il valore più basso in Italia; il valore medio nazionale è il 35,6%. È obeso il 7,8% dei cittadini, il valore più basso in Italia (ex equo con la Liguria), contro il valore medio italiano di 10,3%.

Ma nella PA di Trento persiste un problema di consumi di alcolici smodati (ovvero quei giovani che praticano almeno uno dei comportamenti a rischio relativamente al consumo di alcol, come l’eccedenza quotidiana o il binge drinking, o il bere alcolici in sé se ci limitiamo agli under-16 che non dovrebbero proprio bere) tra i giovanissimi: la prevalenza di consumatori a rischio di 11-18 anni è pari al 25% per i maschi (valore medio italiano 17,7%) mentre è pari al 19,3% per le femmine (valore medio italiano 11,5%) per un totale del 22,3% dei giovani in questa fascia d’età (valore medio italiano 14,7%) – valore più alto in Italia. La prevalenza di consumatori a rischio di 19-64 anni è pari al 30,6% dei maschi, (valore medio italiano 20,5%) e al 8,7% delle femmine (valore medio italiano 5,3%). Il totale dei consumatori a rischio è il 19,7% degli individui in questa fascia d’età (valore medio italiano 12,9%).

Per quanto riguarda la popolazione complessiva, la PA di Trento (dati aggregati con la PA di Bolzano) fa registrare i seguenti valori: nel 2009 presenta una quota di non consumatori pari al 24,9%, contro un valore medio nazionale del 28,7%. I consumatori sono il 71,7% contro un valore medio nazionale del 68,5%.

Sono alcuni dei dati che emergono dalla nona edizione del Rapporto Osservasalute (2011), un’approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell’assistenza sanitaria nelle Regioni italiane presentata oggi all’Università Cattolica. Pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma e coordinato dal Professor Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia, il Rapporto è frutto del lavoro di 175 esperti di sanità pubblica, clinici, demografi, epidemiologi, matematici, statistici e economisti distribuiti su tutto il territorio italiano, che operano presso Università e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali (Ministero della Salute, Istat, Istituto Superiore di Sanità, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto Nazionale Tumori, Istituto Italiano di Medicina Sociale, Agenzia Italiana del Farmaco, Aziende Ospedaliere e Aziende Sanitarie, Osservatori Epidemiologici Regionali, Agenzie Regionali e Provinciali di Sanità Pubblica, Assessorati Regionali e Provinciali alla Salute).

Nella PA di Trento la popolazione residente è in forte crescita: infatti ha un saldo medio annuo nel biennio 2009-2010 pari a 9,2 per 1.000 residenti per anno, il più alto in Italia (media nazionale di 4,8 per 1.000). Il saldo naturale è pari a 1,4‰; il saldo migratorio è pari a 7,8‰.

Nella PA di Trento il tasso di fecondità totale (ovvero il numero medio di figli per donna) è pari a 1,58 figli per donna (1,42 per le donne italiane; 2,44 figli per le straniere) contro un valore medio italiano di 1,41 – dati 2009; nella PA di Trento l’età media delle donne al parto è pari a 31,3 anni (età media nazionale 31,2 anni).

ANZIANI

Nella PA di Trento nel 2010 il 9,7% dei cittadini ha tra 65 e 74 anni (+1,8% dal 2005), a fronte di una media nazionale del 10,3%, mentre le persone con 75 anni ed oltre sono il 9,6% della popolazione regionale (+2,3% dal 2005), contro il 10% medio italiano.

Anziani che vivono soli – La percentuale di persone dai 65 anni in su che vive sola nella PA di Trento è pari al 14,5% dei maschi in quella fascia d’età (valore medio italiano 15,1%), al 39,8% delle femmine (valore medio italiano 38%), per un totale del 29,4% delle persone in questa fascia d’età, contro una media nazionale di 28,3%. La quota di persone anziane che vivono sole sul totale della popolazione della stessa fascia di età rappresenta un prezioso indicatore in sede di programmazione dei servizi territoriali di tipo socio-sanitario. Il motivo è che gli anziani che vivono soli sono maggiormente esposti al rischio di emarginazione sociale e, data l’età, all’insorgenza di patologie gravi e invalidanti che possono portare al confinamento e, comunque, alla necessità di assistenza socio-sanitaria anche nello svolgimento delle normali attività della vita quotidiana.

SPERANZA DI VITA

La speranza di vita alla nascita è per i maschi pari a 79,7 anni (media italiana 79,2). Per le femmine la speranza di vita alla nascita pari a 85,2 anni (valore medio italiano 84,4).

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MORTALITÀ

Nella PA di Trento la mortalità complessiva (per tutte le cause) oltre il primo anno di vita è pari a 109,92 per 10 mila abitanti tra i maschi (2008), contro una media nazionale di 110,92, mentre è pari a 63,71 per 10 mila tra le donne (contro una media nazionale di 69,46).

Per quanto riguarda i tassi di mortalità per alcune cause (2008) la PA di Trento presenta, nella classe di età 19-64 anni, una mortalità per tumori tra i maschi pari a 10,13 per 10 per mila (vs un valore medio nazionale di 10,78 per 10 mila) e una mortalità per malattie del sistema circolatorio di 4,31 per 10 mila – valore più basso in Italia (vs un valore medio nazionale di 5,77). Tra le femmine la mortalità per tumori è pari a 7,23 per 10 mila (vs un valore medio nazionale di 7,93 per 10 mila) e la mortalità per malattie del sistema circolatorio di 1,90 per 10 mila (vs un valore medio nazionale di 1,92).

STILI DI VITA

Fumo – La PA di Trento presenta una quota di non fumatori pari al 53,1% (anno 2010) della popolazione regionale di 14 anni ed oltre, (media nazionale 52%). Nella PA di Trento fuma il 17,9% della popolazione regionale di 14 anni ed oltre contro, percentuale minore in Italia (valore medio nazionale 22,8%). La PA di Trento ha una quota di ex-fumatori del 26,1% (23,4% valore italiano). Il numero medio di sigarette fumate in un giorno nella PA di Trento è di 10,5 – valore minore in Italia (valore medio nazionale di 12,7).

DIETA, PESO E SPORT

Quanto alle abitudini alimentari nella PA di Trento il 10,1% della popolazione consuma in media le 5 porzioni di frutta e verdura al dì – percentuale maggiore in Italia (media nazionale del 4,8%).

Per quanto riguarda la pratica di sport nella PA di Trento il 29% della popolazione dai 3 anni in su pratica sport in modo continuativo, contro un valore medio italiano di 22,8%; il 37% fa qualche attività fisica (valore medio nazionale 28,2%). Nella PA di Trento coloro che non svolgono alcuno sport sono il 14,1% della popolazione contro una media nazionale 38,3%.

SALUTE DELL’AMBIENTE

Dando uno sguardo alla salute dell’ambiente la PA di Trento nel 2009 presenta una produzione pro capite di rifiuti solidi urbani pari a 531 Kg per abitante. Il valore medio nazionale per la produzione pro capite è di 532 Kg per abitante. La PA di Trento

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smaltisce in discarica il 32,3% dei rifiuti solidi urbani prodotti e nessun rifiuto in inceneritore (contro una media nazionale del 14,3%).
Con una quota procapite di rifiuti raccolti in modo differenziato pari a 322 Kg per abitante, la PA di Trento raccoglie in modo differenziato il 60,6% dei rifiuti prodotti, quota maggiore in Italia. Il valore medio nazionale è pari al 33,6%.

SALUTE MENTALE

Nella PA di Trento si registra un consumo di antidepressivi pari a 32,68 dosi definite giornaliere per 1.000 abitanti nel 2010. A livello nazionale il consumo medio è di 35,72 DDD/1.000 ab/die.

SALUTE MATERNO INFANTILE

Organizzazione dei punti nascita – L’obiettivo da perseguire a livello regionale è avere un’alta percentuale di parti in punti nascita ciascuno dei quali gestisca annualmente un ampio numero di parti (questi sono i punti nascita in cui si registrano i migliori esiti dei parti perché più è ampio il bacino di utenza di ciascun punto nascita, maggiore è l’esperienza delle professionalità che si concentrano al suo interno).

Nel 2009 nella PA il 30,25% dei parti sono avvenuti in punti nascita con un volume di attività inferiore a 500 casi annui, contro una media nazionale del 7,93%; nessuno dei parti è avvenuto in punti nascita con un volume di attività compreso tra 500 e 799 casi annui (14,98% il valore medio nazionale) e il 35,98% dei parti (contro il 10,29% italiano) è avvenuto in punti nascita con un volume di attività compreso tra 800 e 999 casi annui. Infine il 33,77% dei parti è avvenuto in punti nascita con un volume di attività superiore a 1.000 (66,8% il valore medio nazionale).

Nella PA di Trento è buona la gestione dei parti con taglio cesareo: infatti nella PA il 27,4% (totale TC sul totale dei parti – anno 2009) dei parti avviene con taglio cesareo, contro la media nazionale di 39,01%.

Nella PA di Trento il tasso standardizzato di interruzione volontaria di gravidanza è nel 2009 pari a 7,26 casi per 1.000 donne (valore medio nazionale di 8,55 casi per 1.000 donne).

Mortalità infantile e neonatale: la PA di Trento nel biennio 2007-08 presenta un tasso di mortalità neonatale di 1 casi per 1.000 nati vivi, la mortalità minore in Italia (valore medio italiano 2,4); per la mortalità infantile si registra un tasso pari a 1,8 page60image20816

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casi per 1.000 nati vivi, la mortalità minore in Italia ex equo con il Friuli (media nazionale di 3,3 casi).

SISTEMA SANITARIO REGIONALE

Passando all’analisi sulla “salute” del Sistema Sanitario Regionale emerge tra le performance economico-finanziarie che nel 2008 nella PA di Trento il rapporto spesa/PIL è pari al 5,62% (valore medio italiano 6,87%).
La spesa sanitaria pro capite nella PA di Trento nel 2008 è pari a 2.079 euro (+24,93% dal 2004), a fronte di una spesa media nazionale di 1.833 euro. Sempre nel 2010 la PA di Trento ha un disavanzo procapite di 21 euro.

Sul fronte dell’assetto istituzionale organizzativo in questa edizione del Rapporto troviamo anche il dato sulla spesa pro capite per la retribuzione del personale dipendente del SSN. Si rileva che ogni cittadino della PA di Trento “ha speso” nel 2009 778 euro – (spesa media italiana 601,7 euro).

Nella PA di Trento (dati aggregati con PA di Bolzano) nel 2009 vi è una quota di personale sanitario con un contratto di lavoro a tempo indeterminato del 93%. mentre ha un contratto di lavoro flessibile il 7% degli occupati.

LA GESTIONE DELLE EMERGENZE

Quest’anno il Rapporto prende pure in esame l’area relativa all’emergenza/urgenza (uno dei nodi più critici della programmazione sanitaria e si configura come una delle più importanti variabili sulle quali è misurata la qualità dell’intero servizio sanitario). Relativamente a questo argomento il Rapporto valuta in primis numero e distribuzione sul territorio regionale delle centrali operative (118) alle quali è demandato il compito di organizzare e gestire, nell’ambito territoriale di riferimento, le attività di emergenza sanitaria e garantire il coordinamento di tutti gli interventi dal momento in cui accade l’evento sino alla collocazione del paziente nella destinazione definitiva, e attivare la risposta ospedaliera 24 ore su 24.

Nella PA di Trento le centrali operative coprono tutti i territori provinciali della regione: nel 2010 possiede 1 centrale 118 per provincia, contro una media italiana di 0,93.

CONSUMO DI FARMACI

Per quanto riguarda il consumo territoriale di farmaci a carico del SSN (espresso in termini di “DDD/1.000 abitanti die”, cioè come numero medio di dosi di farmaco consumate giornalmente ogni 1.000 abitanti), nel 2010 la PA di Trento presenta un consumo di 817 DDD/1.000 abitanti die, a fronte di un valore medio nazionale di 952.

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Sempre nel 2010 la spesa pro capite per consumo di farmaci a carico del SSN nella PA di Trento è pari a 167,9 euro (la media nazionale di 215,1 euro).

Il consumo di farmaci “non griffati” (ovvero quelli generici o a brevetto scaduto che costituiscono una grossa fonte di risparmio per il SSN) si assesta nella PA di Trento sul 51% del totale dei consumi (dati aggregati con PA di Bolzano), contro una media nazionale del 51,5%. La spesa per questi farmaci è pari al 28,5% della spesa totale (valore medio nazionale 30,4%).

ASSISTENZA OSPEDALIERA

Per quel che concerne la gestione dell’assistenza ospedaliera la PA di Trento ha un tasso standardizzato complessivo di dimissioni ospedaliere (ovvero in regime ordinario e in day hospital) di 177,4 per 1.000 nel 2009; il valore medio nazionale è pari a 179,4 per 1.000.

Per il tasso standardizzato di dimissioni ospedaliere in regime ordinario la PA di Trento ha un valore pari a 118,5 per 1.000 (2009). Il valore medio italiano è pari a 126,4 per 1.000. Infine il tasso standardizzato di dimissioni ospedaliere in regime di Day Hospital è pari a 58,8 per 1.000, mentre la media nazionale è di 53 per 1.000.

La PA di Trento nel 2009 presenta una degenza media standardizzata per case mix pari a 7,6 giorni (media nazionale 6,7).
Nel 2009 la PA di Trento presenta una Degenza Media Preoperatoria standardizzata pari a 1,81 giorni, contro una media nazionale di 1,88.

Gestione delle fratture del collo del femore – La frattura del collo del femore (evento frequente nella popolazione anziana) è un ottimo modo per valutare la qualità dell’assistenza ospedaliera in quanto, se non trattata a dovere, può causare il peggioramento della qualità di vita e/o di mortalità. Infatti, diversi studi hanno dimostrato che lunghe attese per l’intervento per questa frattura corrispondono a un aumento del rischio di mortalità e di disabilità del paziente, aumento delle complicanze legate all’intervento e minore efficacia della fase riabilitativa. Di conseguenza, molte delle Linee Guida più recenti raccomandano che il paziente con frattura del collo del femore venga operato entro 48 o addirittura 24 ore dall’ingresso in ospedale. Nella PA di Trento il 24% (dato 2009) dei pazienti che hanno riportato tale frattura è operato entro 2 giorni (valore medio italiano di 33,6%).

LA TRASPARENZA DI ASL E AZIENDE OSPEDALIERE PER LE LISTE D’ATTESA

Quest’anno il Rapporto prende infine in esame la trasparenza di ASL e AO per quanto riguarda le liste d’attesa per le varie prestazioni erogate, trasparenza valutata in base al numero di ASL e AO che pubblicano online dette liste. Nella PA di Trento nel 2011 l’unica ASL presente utilizza il web per rendere accessibile il dato ai cittadini; valore medio italiano del 57%. Non ci sono AO.

CONCLUSIONI

Crescita demografica e fecondità totale identificano una comunità che – nel suo piccolo – si connota per una sua dinamicità, per una certa capacità di guardare al futuro in modo positivo e propositivo. Questo, non va negato, anche grazie anche ai presupposti forniti dal particolare statuto di autonomia. Un contributo non piccolo viene fornito dagli stranieri la cui proporzione in provincia è maggiore rispetto alla media nazionale.

Le buone condizioni ambientali – nel loro complesso (anche se non mancano per la verità i problemi in questo settore) e gli stili di vita soddisfacenti (attività fisica, alimentazione e fumo), sono da tempo garanzia di maggiore speranza di vita e minore mortalità, a beneficio soprattutto della parte femminile.

Tra gli stili di vita particolare attenzione va però dedicata al problema dell’alcool, fattore storico e culturale che viene condiviso con tutta l’area del triveneto. Emerge un problema di sempre maggiore coinvolgimento delle giovani generazioni, fatto questo che deve far riflettere nel cercare delle strategie e delle sinergie ancora più efficaci. C’è un minor consumo dei servizi e dei farmaci, fatto anche questo storico.

Una annotazione particolare va riservata all’assistenza materno infantile che a fronte anche della particolare situazione orografica del territorio fornisce dei risultati molto soddisfacenti sotto il profilo dell’efficienza e dell’efficacia: si pensi alla mortalità infantile, si pensi alla proporzione dei parti cesarei che manifestano uno dei valori regionali più bassi in Italia e con un andamento in controtendenza rispetto al dato nazionale. Recentemente un rilevante contributo è stato fornito nei confronti di questo aspetto da un’esperienza di audit sul parto cesareo che ha interessato tutti i punti nascita della provincia con significativi risultati nel breve termine, che si mantengono, anche nel medio-lungo termine, su dei buoni livelli. C’è sicuramente la necessità di verificare un possibile concentramento delle nascite, già parzialmente avviato ma non di agevole o facile soluzione in relazione da una parte alle caratteristiche geografiche del territorio e dall’altra alle necessità e consuetudini delle comunità di valle. La già avviata costruzione del Nuovo Ospedale del Trentino, potrà, in futuro, dare delle risposte anche in questo senso.

Restando sul tema servizi sanitari si conferma l’eccellente organizzazione della rete provinciale dell’emergenza sanitaria anche se va stressata la necessità di ottimizzare il ricorso della popolazione alle prestazioni dei punti di pronto soccorso, rispetto al quale le nuove norme sul ticket all’accesso non sembrano aver sortito effetti significativi. Una precisazione infine che riguarda i tempi operatori delle fratture di femore negli anziani: va registrata, in merito, una piccola “falla” nel sistema informativo ospedaliero (relativamente però alla codifica delle SDO) per cui può sembrare che i tempi operatori siano maggiori anche se, tenendo conto e controllando le miscodifiche, i tempi registrati in provincia risultano sostanzialmente in linea con i dati nazionali.

Per ulteriori approfondimenti contattare

Silvano Piffer
Direttore Osservatorio Epidemiologico APSS – Trento

Silvano.piffer@apss.tn.it

0461 904638/39

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Veneto: la Regione dalle donne dal cuore più sano

Ma ha molti problemi con l’alcol

Il Veneto è la Regione con le donne dal cuore più sano: infatti le donne venete presentano la più bassa mortalità in Italia per malattie del sistema circolatorio, pari a 1,42 per 10 mila (vs un valore medio nazionale di 1,92) nella classe di età 19-64 anni. Tra le femmine la mortalità per tumori è pari a 7,83 per 10 mila (vs un valore medio nazionale di 7,93 per 10 mila).

Ma il Veneto spicca in negativo per quanto riguarda il consumo di alcol: infatti il Veneto nel 2009 presenta la quota più bassa in Italia di non consumatori, pari al 23,8% della popolazione, contro un valore medio nazionale del 28,7%. I consumatori sono il 73,6% contro un valore medio nazionale del 68,5%.

La prevalenza di consumatori a rischio di 11-18 anni (ovvero quei giovani che praticano almeno uno dei comportamenti a rischio relativamente al consumo di alcol, come l’eccedenza quotidiana o il binge drinking, o il bere alcolici in sé se ci limitiamo agli under-16 che non dovrebbero proprio bere) è pari al 25,5% dei maschi (valore medio italiano 17,7%) al 17% delle femmine (valore medio italiano 11,5%) per un totale del 21,4% dei giovani in questa fascia d’età (valore medio italiano 14,7%). La prevalenza di consumatori a rischio di 19-64 anni è pari al 26,7% dei maschi, (valore medio italiano 20,5%) e al 6,7% delle femmine (valore medio italiano 5,3%). Il totale dei consumatori a rischio è il 16,8% degli individui in questa fascia d’età (valore medio italiano 12,9%). Sono moltissimi anche i consumatori a rischio tra gli anziani (65-74 anni), il 38,3% della popolazione in questa fascia d’età.

Sono alcuni dei dati che emergono dalla nona edizione del Rapporto Osservasalute (2011), un’approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell’assistenza sanitaria nelle Regioni italiane presentata oggi all’Università Cattolica. Pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma e coordinato dal Professor Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia, il Rapporto è frutto del lavoro di 175 esperti di sanità pubblica, clinici, demografi, epidemiologi, matematici, statistici e economisti distribuiti su tutto il territorio italiano, che operano presso Università e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali (Ministero della Salute, Istat, Istituto Superiore di Sanità, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto Nazionale Tumori, Istituto Italiano di Medicina Sociale, Agenzia Italiana del Farmaco, Aziende Ospedaliere e Aziende Sanitarie, Osservatori Epidemiologici Regionali, Agenzie Regionali e Provinciali di Sanità Pubblica, Assessorati Regionali e Provinciali alla Salute).

La popolazione del Veneto è in crescita, soprattutto grazie alla componente migratoria: ha un saldo medio annuo nel biennio 2009-2010 pari a 5,3 persone per 1.000 residenti per anno, contro una media nazionale di 4,8 per 1.000. Il saldo naturale è pari a 0,5; il saldo migratorio è pari a 4,8‰.

In Veneto il tasso di fecondità totale (ovvero il numero medio di figli per donna) è pari a 1,46 figli per donna (1,26 per le donne italiane; 2,39 figli per le straniere) contro un valore medio italiano di 1,41 – dati 2009; in Veneto l’età media delle donne al parto è pari a 31,3 anni (età media nazionale 31,2 anni).

ANZIANI

In Veneto nel 2010 il 10,3% dei cittadini ha tra 65 e 74 anni (+1,4% dal 2005), a fronte di una media nazionale del 10,3%, mentre le persone con 75 anni ed oltre sono il 9,6% della popolazione regionale (+2,6% dal 2005), contro il 10% medio italiano.

Anziani che vivono soli – La percentuale di persone dai 65 anni in su che vive sola in Veneto è pari all’11,1% dei maschi in quella fascia d’età (valore medio italiano 15,1%), al 35,4% delle femmine (valore medio italiano 38%), per un totale del 25,2% delle persone in questa fascia d’età, contro una media nazionale di 28,3%.

La quota di persone anziane che vivono sole sul totale della popolazione della stessa fascia di età rappresenta un prezioso indicatore in sede di programmazione dei servizi territoriali di tipo socio-sanitario. Il motivo è che gli anziani che vivono soli sono maggiormente esposti al rischio di emarginazione sociale e, data l’età, all’insorgenza di patologie gravi e invalidanti che possono portare al confinamento e, comunque, alla necessità di assistenza socio-sanitaria anche nello svolgimento delle normali attività della vita quotidiana.

SPERANZA DI VITA

La speranza di vita alla nascita (dati provvisori relativi all’anno 2010) è per i maschi pari a 79,6 anni (media italiana 79,2). Per le femmine la speranza di vita alla nascita pari a 85 anni (valore medio italiano 84,4).

MORTALITÀ

In Veneto la mortalità complessiva (per tutte le cause) oltre il primo anno di vita è pari a 110,33 per 10 mila abitanti tra i maschi (2008), contro una media nazionale di 110,92, mentre è pari a 64,59 per 10 mila tra le donne (contro una media nazionale di 69,46).

Per quanto riguarda i tassi di mortalità per alcune cause (2008) il Veneto presenta una mortalità per tumori tra i maschi pari a 10,82 per 10 per mila (vs un valore medio

nazionale di 10,78 per 10 mila) e una mortalità per malattie del sistema circolatorio di 5,03 per 10 mila (vs un valore medio nazionale di 5,77).

STILI DI VITA

Il Veneto è anche la regione dove più persone hanno smesso di fumare: infatti, ha la quota di ex-fumatori maggiore in Italia (anno 2010), pari al 27,9% della popolazione regionale di 14 anni ed oltre (23,4% valore italiano); presenta inoltre una quota di non fumatori pari al 49,7%, mentre la media nazionale si assesta sul 52%. In Veneto fuma il 20,2% della popolazione regionale di 14 anni ed oltre (in diminuzione dall’anno precedente in cui i fumatori erano il 20,7%) contro un valore medio nazionale del 22,8%. Il numero medio di sigarette fumate in un giorno in Veneto è di 11,5 contro un valore medio nazionale di 12,7.

DIETA, PESO E SPORT

Quanto alle abitudini alimentari in Veneto il 4,1% della popolazione consuma in media le 5 porzioni di frutta e verdura al dì, contro una media nazionale del 4,8%.

Sovrappeso e obesità – La percentuale di individui (persone di 18 anni e oltre) in sovrappeso è pari al 35,4%; il valore medio nazionale è il 35,6%. È obeso il 9,7% dei cittadini, contro il valore medio italiano di 10,3%.

Per quanto riguarda la pratica di sport in Veneto il 29,4% della popolazione dai 3 anni in su pratica sport in modo continuativo, contro un valore medio italiano di 22,8%; il 35,5% fa qualche attività fisica (valore medio nazionale 28,2%). In Veneto coloro che non svolgono alcuno sport sono il 21,6% della popolazione contro una media nazionale 38,3%.

SALUTE DELL’AMBIENTE

Dando uno sguardo alla salute dell’ambiente il Veneto nel 2009 presenta una produzione pro capite di rifiuti solidi urbani pari a 483 Kg per abitante. Il valore medio nazionale per la produzione pro capite è di 532 Kg per abitante. Il Veneto smaltisce in discarica il 22% dei rifiuti solidi urbani prodotti (contro una media nazionale del 48%) e l’8,3% in inceneritore (contro una media nazionale del 14,3%).

Bene per quanto riguarda la raccolta differenziata, con una quota procapite di rifiuti raccolti in modo differenziato pari a 277,5 Kg per abitante, il Veneto raccoglie in modo differenziato il 57,5% dei rifiuti prodotti, registrando un incremento di circa 4,6 punti percentuali di raccolta differenziata, che nel 2008 si collocava al 52,9%. Il valore medio nazionale è pari al 33,6%. Il Veneto raggiunge quindi pienamente l’obiettivo del 50% di raccolta differenziata fissato dalla normativa per il 2009. e sempre restando in

tale ambito, per quanto riguarda la frazione organica della raccolta differenziata, il Veneto è la regione che ne raccoglie i maggiori quantitativi (120,5 Kg/pro capite).

SALUTE MENTALE

In Veneto si registra un consumo di antidepressivi pari a 33,04 dosi definite giornaliere per 1.000 abitanti nel 2010. A livello nazionale il consumo medio è di 35,72 DDD/1.000 ab/die.

SALUTE MATERNO INFANTILE

Organizzazione dei punti nascita – L’obiettivo da perseguire a livello regionale è avere un’alta percentuale di parti in punti nascita ciascuno dei quali gestisca annualmente un ampio numero di parti (questi sono i punti nascita in cui si registrano i migliori esiti dei parti perché più è ampio il bacino di utenza di ciascun punto nascita, maggiore è l’esperienza delle professionalità che si concentrano al suo interno).

Nel 2009 nella Regione non sono effettuati parti in punti nascita con un volume di attività inferiore a 500 casi annui, contro una media nazionale del 7,93%; il 2,72% dei parti è avvenuto in punti nascita con un volume di attività compreso tra 500 e 799 casi annui (14,98% il valore medio nazionale) e il 7,95% dei parti (contro il 10,29% italiano dei parti) è avvenuto in punti nascita con un volume di attività compreso tra 800 e 999 casi annui. Infine l’89,33% dei parti è avvenuto in punti nascita con un volume di attività superiore a 1.000 (66,8% il valore medio nazionale).

In Veneto discreta la gestione dei parti con taglio cesareo: infatti in Regione il 28,73% (totale TC sul totale dei parti – anno 2009) dei parti avviene con taglio cesareo, contro la media nazionale di 39,01%.

In Veneto il tasso standardizzato di interruzione volontaria di gravidanza è nel 2009 pari a 6,74 casi per 1.000 donne (dati stimati), contro un valore medio nazionale di 8,55 casi per 1.000 donne. Il Veneto risulta però essere la regione con la quota più elevata di IVG effettuate da donne con cittadinanza straniera (il 45,5% di tutte le donne con cittadinanza straniera residenti in Regione).

Mortalità infantile e neonatale: il Veneto nel biennio 2007-08 presenta un tasso di mortalità neonatale di 1,9 casi per 1.000 nati vivi, (valore medio italiano 2,4); per la mortalità infantile si registra un tasso pari a 2,8 casi per 1.000 nati vivi (media nazionale di 3,3 casi).

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SISTEMA SANITARIO REGIONALE

Passando all’analisi sulla “salute” del Sistema Sanitario Regionale emerge tra le performance economico-finanziarie che nel 2008 in Veneto il rapporto spesa/PIL è pari al 5,62% (valore medio italiano 6,87%).
La spesa sanitaria pro capite in Veneto nel 2008 è pari a 1802 euro (+20,88% dal 2004), a fronte di una spesa media nazionale di 1.833 euro. Sempre nel 2010 il Veneto ha un disavanzo procapite di 15 euro.

Sul fronte dell’assetto istituzionale organizzativo in questa edizione del Rapporto troviamo anche il dato sulla spesa pro capite per la retribuzione del personale dipendente del SSN. Si rileva che ogni cittadino in Veneto “ha speso” nel 2009 564,6 euro – (spesa media italiana 601,7 euro).

In Veneto nel 2009 vi è una quota di personale sanitario con un contratto di lavoro a tempo indeterminato del 97,8%. mentre ha un contratto di lavoro flessibile il 2,2% degli occupati, la percentuale più bassa in Italia.

LA GESTIONE DELLE EMERGENZE

Quest’anno il Rapporto prende pure in esame l’area relativa all’emergenza/urgenza (uno dei nodi più critici della programmazione sanitaria e si configura come una delle più importanti variabili sulle quali è misurata la qualità dell’intero servizio sanitario). Relativamente a questo argomento il Rapporto valuta in primis numero e distribuzione sul territorio regionale delle centrali operative (118) alle quali è demandato il compito di organizzare e gestire, nell’ambito territoriale di riferimento, le attività di emergenza sanitaria e garantire il coordinamento di tutti gli interventi dal momento in cui accade l’evento sino alla collocazione del paziente nella destinazione definitiva, e attivare la risposta ospedaliera 24 ore su 24.

In Veneto le centrali operative coprono tutti i territori provinciali della regione: nel 2010 possiede 1 centrale 118 per provincia, contro una media italiana di 0,93.
Il bacino di utenza medio in regione per ciascun DEA è di 204.891 abitanti (il bacino medio di utenza raccomandato per un DEA è di 100/200 mila abitanti).

CONSUMO DI FARMACI

Per quanto riguarda il consumo territoriale di farmaci a carico del SSN (espresso in termini di “DDD/1.000 abitanti die”, cioè come numero medio di dosi di farmaco consumate giornalmente ogni 1.000 abitanti), nel 2010 il Veneto presenta un consumo di 893 DDD/1.000 abitanti die (+41,3% dal 2001), a fronte di un valore medio nazionale di 952.

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Sempre nel 2010 la spesa pro capite per consumo di farmaci a carico del SSN in Veneto è pari a 189,2 euro (la media nazionale di 215,1 euro), segnando un +0,1% dal 2009.

In Veneto il dato sull’utilizzo di farmaci a brevetto scaduto sul totale delle DDD prescritte è pari al 53,3% del totale dei consumi, contro una media nazionale del 51,5%. La spesa per questi farmaci è pari al 29,2% della spesa totale (valore medio nazionale 30,4%).

ASSISTENZA OSPEDALIERA

Il Veneto ha un tasso standardizzato complessivo di dimissioni ospedaliere (ovvero in regime ordinario e in day hospital) di 149,5 per 1.000 nel 2009; il valore medio nazionale è pari a 179,4 per 1.000.

Per il tasso standardizzato di dimissioni ospedaliere in regime ordinario il Veneto ha un valore pari a 108,9 per 1.000 nel 2009. Il valore medio italiano è pari a 126,4 per 1.000. Infine il tasso standardizzato di dimissioni ospedaliere in regime di Day Hospital è pari a 40,6 per 1.000, mentre la media nazionale è di 53 per 1.000.

Il Veneto ha un nel 2009 il Veneto presenta una degenza media standardizzata per case mix pari a 7,7 giorni – dato peggiore in Italia ex equo con la Val d’Aosta (media nazionale 6,7). Nel 2009 il Veneto presenta una Degenza Media Preoperatoria standardizzata pari a 1,79 giorni, contro una media nazionale di 1,88.

Gestione delle fratture del collo del femore – La frattura del collo del femore (evento frequente nella popolazione anziana) è un ottimo modo per valutare la qualità dell’assistenza ospedaliera in quanto, se non trattata a dovere, può causare il peggioramento della qualità di vita e/o di mortalità. Infatti, diversi studi hanno dimostrato che lunghe attese per l’intervento per questa frattura corrispondono a un aumento del rischio di mortalità e di disabilità del paziente, aumento delle complicanze legate all’intervento e minore efficacia della fase riabilitativa. Di conseguenza, molte delle Linee Guida più recenti raccomandano che il paziente con frattura del collo del femore venga operato entro 48 o addirittura 24 ore dall’ingresso in ospedale. In Veneto la gestione di queste fratture è buona: il 41,2% (dato 2009) dei pazienti che hanno riportato tale frattura è operato entro 2 giorni (valore medio italiano di 33,6%).

LA TRASPARENZA DI ASL E AZIENDE OSPEDALIERE PER LE LISTE D’ATTESA

Quest’anno il Rapporto prende infine in esame la trasparenza di ASL e AO per quanto riguarda le liste d’attesa per le varie prestazioni erogate, trasparenza valutata in base al numero di ASL e AO che pubblicano online dette liste: in Veneto il 33% delle ASL (7 Asl su 21) utilizza il web per rendere accessibile il dato ai cittadini (dato 2011) contro

un valore medio italiano del 57%. Infine delle due Aziende ospedaliere presente attualmente una pubblica tali dati online, il 50% (dato medio nazionale 44%) delle AO.

CONCLUSIONI

Nel biennio 2009-2010 la popolazione del Veneto ha proseguito il trend di crescita, grazie anche ai fenomeni migratori: in tale periodo il saldo medio annuo e il tasso di fecondità totale sono stati superiori alla media nazionale. Anche la percentuale di popolazione anziana in Veneto è aumentata rispetto al 2005 ed è attualmente sovrapponibile al valore medio italiano, pari ad un decimo della popolazione totale. Circa un quarto degli anziani veneti vive solo; questo dato rappresenta un indicatore utile nella programmazione dei servizi territoriali socio-sanitari, in quanto tali soggetti risultano maggiormente esposti al rischio di patologie gravi e invalidanti e necessitano più frequentemente di assistenza anche nello svolgimento delle normali attività quotidiane.

La speranza di vita alla nascita è equiparabile alla media italiana sia per i maschi sia per le femmine. Anche la mortalità complessiva presenta valori sovrapponibili alla media nazionale per il sesso maschile, mentre è inferiore alla media nazionale in quello femminile. Le donne venete presentano la più bassa mortalità in Italia per malattie del sistema circolatorio.

In merito agli stili di vita, in Veneto si concentra la quota di ex-fumatori maggiore in Italia; la quota di non fumatori nel 2010 si è ridotta rispetto all’anno precedente ed è attualmente inferiore alla media nazionale.
La Regione Veneto detiene un primato negativo nel consumo di alcool presentando la quota più bassa in Italia di non consumatori. I consumatori di alcool di entrambi i sessi sono invece superiori alla media nazionale, sia nella fascia di età adolescenziale, che presenta comportamenti più a rischio, sia in quella adulta e anziana.

Dall’analisi delle abitudini alimentari emerge che la popolazione veneta consuma meno frutta e verdura rispetto alla media nazionale.
La percentuale di individui in sovrappeso è equiparabile alla media italiana, mentre quella di obesi è leggermente inferiore al valore medio nazionale.

La popolazione veneta pratica sport in modo continuativo in percentuale superiore rispetto al valore medio nazionale: più di un terzo di essa svolge una qualche attività fisica.
In Veneto continua ad essere elevato il grado di attenzione verso la salute ambientale con una produzione di rifiuti solidi urbani pro capite inferiore rispetto al valore medio italiano. La raccolta differenziata risulta maggiormente praticata rispetto alla media nazionale ed è aumentata rispetto al 2008, consentendo al Veneto di raggiungere pienamente l’obiettivo del 50% di raccolta differenziata fissato dalla normativa per il 2009. Il Veneto è anche la Regione che raccoglie i quantitativi maggiori di frazione organica di raccolta differenziata.

Tra gli indicatori utilizzati in ambito di salute mentale è stato analizzato il consumo di antidepressivi, risultato in Veneto inferiore al consumo medio nazionale.
A livello regionale è stato perseguito l’obiettivo di eseguire un’alta percentuale di parti in punti nascita che ne gestiscano annualmente un elevato numero, nei quali si registra anche il migliore esito degli stessi. Nel 2009 in Veneto quasi il 90% dei parti è avvenuto infatti in punti nascita con un volume di attività superiore a 1.000 casi annui, contro il 66,8% a livello nazionale e i parti con taglio cesareo sono stati eseguiti in percentuale inferiore rispetto alla media italiana.

La Regione Veneto, pur registrando nel 2009 un tasso standardizzato di IVG inferiore alla media italiana, risulta essere la regione con quota più elevata di IVG richieste da donne con cittadinanza straniera.

I tassi di mortalità infantile e neonatale in Veneto nel biennio 2007-2008 sono stati entrambi inferiori rispetto alla media nazionale.
Analizzando la condizione in cui si trova il Sistema Sanitario Regionale veneto è emerso che nel 2008 il rapporto spesa sanitaria/PIL è risultato inferiore al valore medio italiano. Nello stesso anno è stato registrato un aumento rispetto al 2004 della spesa sanitaria pro capite, che è comunque risultata inferiore rispetto alla spesa media nazionale.

Nel 2009 la percentuale di personale sanitario con contratto di lavoro flessibile in Veneto è risultata la più bassa in Italia, essendo la quasi totalità del personale assunto a tempo indeterminato.
In ambito di gestione delle emergenze, in Veneto si registra una situazione rassicurante: le centrali operative del 118 coprono tutti i territori provinciali della regione, essendo presenti in numero di una per provincia, superiore al valore medio italiano.

In Veneto nel 2010 si è registrato un aumento del consumo territoriale di farmaci a carico del SSN rispetto al 2001 e della spesa pro capite per consumo di farmaci a carico del SSN rispetto al 2009. La percentuale di farmaci a brevetto scaduto utilizzati sul totale delle dosi di farmaco consumate giornalmente risulta superiore alla media italiana.

In Veneto nel 2009 il tasso standardizzato complessivo di dimissioni ospedaliere è stato inferiore alla media italiana, sia in regime ordinario sia in regime di Day Hospital. Nello stesso anno il Veneto ha registrato il dato peggiore in Italia, ex equo con la Val d’Aosta, relativo alla degenza media standardizzata, superiore alla media nazionale, mentre la degenza media preoperatoria standardizzata era inferiore alla media italiana.

Nella valutazione della qualità dell’assistenza ospedaliera è stata considerata la gestione delle fratture del collo del femore, che si è dimostrata piuttosto efficace, aderendo in percentuale superiore alla media nazionale alle raccomandazioni presenti nelle Linee Guida più recenti che affermano che il paziente affetto da tale frattura debba essere operato entro 24-48 ore dall’ingresso in ospedale.

Infine la valutazione della trasparenza di ASL e AO nella gestione delle liste di attesa per le varie prestazioni erogate, condotta sulla base del numero di ASL e AO che pubblicano online dette liste, ha purtroppo mostrato che in Veneto il numero di ASL che rende accessibile sul web i dati ai cittadini è ancora insoddisfacente.

In conclusione sembra emergere un quadro sostanzialmente positivo della Sanità Veneta, con sistemi organizzativi e di prevenzione efficaci, anche se da potenziare in alcuni settori, ed una efficace assistenza ospedaliera. Si sottolinea ancora una volta la necessità di continuare a porre attenzione alla promozione di stili di vita più sani, in modo particolare nella popolazione giovanile.

Per ulteriori approfondimenti contattare

Stefano Tardivo
Dipartimento di Sanità Pubblica e Medicina di Comunità Università degli Studi di Verona stefano.tardivo@univr.it
Tel 0458027660
3392915475

Friuli Venezia Giulia: la Regione con Asl e Aziende Ospedaliere più trasparenti su liste d’attesa

Ma è la Regione in cui è aumentata di più nell’arco di un anno la spesa pro capite per consumo di farmaci

Il Friuli Venezia Giulia è la regione più trasparente per quanto riguarda la pubblicazione online delle liste d’attesa per le prestazioni erogate da Asl e aziende ospedaliere (AO). Quest’anno, infatti, il Rapporto prende in esame la trasparenza di ASL e AO per quanto riguarda le liste d’attesa per le varie prestazioni erogate, trasparenza valutata in base al numero di ASL e AO che pubblicano online dette liste. In Friuli Venezia Giulia il 100% delle ASL (6 Asl su 6) utilizza il web per rendere accessibile il dato ai cittadini (dato 2011) contro un valore medio italiano del 57%. Entrambe le aziende ospedaliere presenti attualmente in regione pubblicano tali dati online (dato medio nazionale 44%) delle AO.

In negativo, però, il Friuli si distingue per il più elevato aumento della spesa per cittadino sui farmaci in un solo anno: nel 2010 la spesa pro capite per consumo di farmaci a carico del SSN in Friuli Venezia Giulia è pari a 193,7 euro (la media nazionale di 215,1 euro), segnando un +4,3% dal 2009 – aumento di spesa in un anno maggiore in Italia.

Sono alcuni dei dati che emergono dalla nona edizione del Rapporto Osservasalute (2011), un’approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell’assistenza sanitaria nelle Regioni italiane presentata oggi all’Università Cattolica. Pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma e coordinato dal Professor Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia, il Rapporto è frutto del lavoro di 175 esperti di sanità pubblica, clinici, demografi, epidemiologi, matematici, statistici e economisti distribuiti su tutto il territorio italiano, che operano presso Università e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali (Ministero della Salute, Istat, Istituto Superiore di Sanità, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto Nazionale Tumori, Istituto Italiano di Medicina Sociale, Agenzia Italiana del Farmaco, Aziende Ospedaliere e Aziende Sanitarie, Osservatori Epidemiologici Regionali, Agenzie Regionali e Provinciali di Sanità Pubblica, Assessorati Regionali e Provinciali alla Salute).

La popolazione del Friuli Venezia Giulia è in crescita, grazie alla componente migratoria: ha un saldo medio annuo nel biennio 2009-2010 pari a 2 per 1.000 residenti per anno, contro una media nazionale di 4,8 per 1.000. Il saldo naturale è pari a -3‰; il saldo migratorio è pari a 5‰.

In Friuli Venezia Giulia il tasso di fecondità totale (ovvero il numero medio di figli per donna) è pari a 1,39 figli per donna (1,25 per le donne italiane; 2,15 figli per le straniere) contro un valore medio italiano di 1,41 – dati 2009; in Friuli Venezia Giulia l’età media delle donne al parto è pari a 31,2 anni (età media nazionale 31,2 anni).

ANZIANI

In Friuli Venezia Giulia nel 2010 il 12% dei cittadini ha tra 65 e 74 anni (+1,8% dal 2005), a fronte di una media nazionale del 10,3%, mentre le persone con 75 anni ed oltre sono l’11,4% della popolazione regionale (+1,4% dal 2005), contro il 10% medio italiano.

Anziani che vivono soli – La percentuale di persone dai 65 anni in su che vive sola in Friuli Venezia Giulia è pari al 14,9% dei maschi in quella fascia d’età (valore medio italiano 15,1%), al 36,4% delle femmine (valore medio italiano 38%), per un totale del 27,5% delle persone in questa fascia d’età, contro una media nazionale di 28,3%. La quota di persone anziane che vivono sole sul totale della popolazione della stessa fascia di età rappresenta un prezioso indicatore in sede di programmazione dei servizi territoriali di tipo socio-sanitario. Il motivo è che gli anziani che vivono soli sono maggiormente esposti al rischio di emarginazione sociale e, data l’età, all’insorgenza di patologie gravi e invalidanti che possono portare al confinamento e, comunque, alla necessità di assistenza socio-sanitaria anche nello svolgimento delle normali attività della vita quotidiana.

SPERANZA DI VITA

La speranza di vita alla nascita (dati provvisori relativi all’anno 2010) è per i maschi pari a 79,1 anni (media italiana 79,2). Per le femmine la speranza di vita alla nascita pari a 84,5 anni (valore medio italiano 84,4).

MORTALITÀ

In Friuli Venezia Giulia la mortalità complessiva (per tutte le cause) oltre il primo anno di vita è pari a 114,75 per 10 mila abitanti tra i maschi (2008), contro una media nazionale di 110,92, mentre è pari a 68,77 per 10 mila tra le donne (contro una media nazionale di 69,46).

Per quanto riguarda i tassi di mortalità per alcune cause (2008) il Friuli Venezia Giulia presenta, nella classe di età 19-64 anni, una mortalità per tumori tra i maschi pari a 12,55 per 10 per mila (vs un valore medio nazionale di 10,78 per 10 mila) e una mortalità per malattie del sistema circolatorio di 5,38 per 10 mila (vs un valore medio nazionale di 5,77). Tra le femmine la mortalità per tumori è pari a 8,75 per 10 mila (vs un valore medio nazionale di 7,93 per 10 mila) e la mortalità per malattie del sistema circolatorio di 1,68 per 10 mila (vs un valore medio nazionale di 1,92).

STILI DI VITA

Fumo – Il Friuli Venezia Giulia presenta una quota di non fumatori pari al 50% (anno 2010) della popolazione regionale di 14 anni ed oltre, mentre la media nazionale si assesta sul 52%. In Friuli Venezia Giulia fuma il 21,6% della popolazione regionale di 14 anni ed oltre contro un valore medio nazionale del 22,8%. Il Friuli Venezia Giulia ha una quota di ex-fumatori del 26,7% (23,4% valore italiano). Il numero medio di sigarette fumate in un giorno in Friuli è di 11,2 contro un valore medio nazionale di 12,7.

Consumo di alcol – Nel 2009 presenta una quota di non consumatori pari al 24% della popolazione, contro un valore medio nazionale del 28,7%. I consumatori sono il 73,9% – valore massimo, ex equo con l’Emilia-Romagna – contro un valore medio nazionale del 68,5%.

La prevalenza di consumatori a rischio di 11-18 anni (ovvero quei giovani che praticano almeno uno dei comportamenti a rischio relativamente al consumo di alcol, come l’eccedenza quotidiana o il binge drinking, o il bere alcolici in sé se ci limitiamo agli under-16 che non dovrebbero proprio bere) è pari al 9,8% dei maschi (valore medio italiano 17,7%) al 10,6% delle femmine (valore medio italiano 11,5%) per un totale del 10,2% dei giovani in questa fascia d’età (valore medio italiano 14,7%). La prevalenza di consumatori a rischio di 19-64 anni è pari al 25,8% dei maschi, (valore medio italiano 20,5%) e al 6,3% delle femmine (valore medio italiano 5,3%). Il totale dei consumatori a rischio è il 16,1% degli individui in questa fascia d’età (valore medio italiano 12,9%).

DIETA, PESO E SPORT

Quanto alle abitudini alimentari in Friuli Venezia Giulia il 4,8% della popolazione consuma in media le 5 porzioni di frutta e verdura al dì, contro una media nazionale del 4,8%.

Sovrappeso e obesità – La percentuale di individui (persone di 18 anni e oltre) in sovrappeso è pari al 38%, con un forte aumento nell’anno precedente (34,5%); il valore medio nazionale è il 35,6%. È obeso il 10,1% dei cittadini, contro il valore medio italiano di 10,3%.

Per quanto riguarda la pratica di sport in Friuli Venezia Giulia il 24,2% della popolazione dai 3 anni in su pratica sport in modo continuativo, contro un valore medio italiano di 22,8%; il 35,5% fa qualche attività fisica (valore medio nazionale 28,2%). In Friuli Venezia Giulia coloro che non svolgono alcuno sport sono il 29% della popolazione contro una media nazionale 38,3%.

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SALUTE DELL’AMBIENTE

Dando uno sguardo alla salute dell’ambiente il Friuli Venezia Giulia nel 2009 presenta una produzione pro capite di rifiuti solidi urbani pari a 479 Kg per abitante. Il valore medio nazionale per la produzione pro capite è di 532 Kg per abitante. Il Friuli Venezia Giulia smaltisce in discarica il 14,5% dei rifiuti solidi urbani prodotti, con ottimi risultati nella riduzione dello smaltimento in discarica (contro una media nazionale del 48%) e il 29,1% in inceneritore (contro una media nazionale del 14,3%).

Bene per quanto riguarda la raccolta differenziata, con una quota procapite di rifiuti raccolti in modo differenziato pari a 239,1 Kg per abitante, il Friuli Venezia Giulia raccoglie in modo differenziato il 49,9% dei rifiuti prodotti. Il livello di raccolta differenziata è salito moltissimo dall’anno precedente, quando era il 42,6%. Il valore

medio nazionale è pari al 33,6%.

SALUTE MENTALE

In Friuli Venezia Giulia si registra un consumo di antidepressivi pari a 28,59 dosi definite giornaliere per 1.000 abitanti nel 2010. A livello nazionale il consumo medio è di 35,72 DDD/1.000 ab/die.

SALUTE MATERNO INFANTILE

Organizzazione dei punti nascita – L’obiettivo da perseguire a livello regionale è avere un’alta percentuale di parti in punti nascita ciascuno dei quali gestisca annualmente un ampio numero di parti (questi sono i punti nascita in cui si registrano i migliori esiti dei parti perché più è ampio il bacino di utenza di ciascun punto nascita, maggiore è l’esperienza delle professionalità che si concentrano al suo interno).

Nel 2009 nella Regione il 3,18% dei parti viene eseguito in punti nascita con un volume di attività inferiore a 500 casi annui, contro una media nazionale del 7,93%; il 23% dei parti è avvenuto in punti nascita con un volume di attività compreso tra 500 e 799 casi annui (14,98% il valore medio nazionale) e il 17,58% dei parti (contro il 10,29% italiano dei parti) è avvenuto in punti nascita con un volume di attività compreso tra 800 e 999 casi annui. Infine il 56,23% dei parti è avvenuto in punti nascita con un volume di attività superiore a 1.000 (66,8% il valore medio nazionale).

In Friuli Venezia Giulia discreta la gestione dei parti con taglio cesareo: infatti in Regione il 24,55% (totale TC sul totale dei parti – anno 2009) dei parti avviene con taglio cesareo, contro la media nazionale di 39,01%. Si noti che il Friuli è l’unica regione in Italia (poi c’è la PA di Trento e Bolzano) a mostrare una percentuale di TC vicina al valore di riferimento stabilito dalla bozza del PSN 2011-2013.

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In Friuli Venezia Giulia il tasso standardizzato di interruzione volontaria di gravidanza è nel 2009 pari a 8,23 casi per 1.000 donne (dati stimati), contro un valore medio nazionale di 8,55 casi per 1.000 donne.

Mortalità infantile e neonatale: il Friuli Venezia Giulia nel biennio 2007-08 presenta un tasso di mortalità neonatale di 1,2 casi per 1.000 nati vivi, (valore medio italiano 2,4); per la mortalità infantile si registra un tasso pari a 1,8 casi per 1.000 nati vivi – dato minimo in Italia, ex equo con la PA di Trento (media nazionale di 3,3 casi).

SISTEMA SANITARIO REGIONALE

Passando all’analisi sulla “salute” del Sistema Sanitario Regionale emerge tra le performance economico-finanziarie che nel 2008 in Friuli Venezia Giulia il rapporto spesa/PIL è pari al 6,59% (valore medio italiano 6,87%).
La spesa sanitaria pro capite in Friuli Venezia Giulia nel 2008 è pari a 1.997 euro (+27,3% dal 2004), a fronte di una spesa media nazionale di 1.833 euro. Sempre nel 2010 il Friuli Venezia Giulia ha un avanzo procapite di 7 euro, ma in Italia è quella col maggior avanzo cumulato (161 euro) dal 2002.

Sul fronte dell’assetto istituzionale organizzativo in questa edizione del Rapporto troviamo anche il dato sulla spesa pro capite per la retribuzione del personale dipendente del SSN. Si rileva che ogni cittadino in Friuli Venezia Giulia “ha speso” nel 2009 719,1 euro – (spesa media italiana 601,7 euro).

In Friuli Venezia Giulia nel 2009 vi è una quota di personale sanitario con un contratto di lavoro a tempo indeterminato del 95,1%. mentre ha un contratto di lavoro flessibile il 4,9% degli occupati.

LA GESTIONE DELLE EMERGENZE

Quest’anno il Rapporto prende pure in esame l’area relativa all’emergenza/urgenza (uno dei nodi più critici della programmazione sanitaria e si configura come una delle più importanti variabili sulle quali è misurata la qualità dell’intero servizio sanitario). Relativamente a questo argomento il Rapporto valuta in primis numero e distribuzione sul territorio regionale delle centrali operative (118) alle quali è demandato il compito di organizzare e gestire, nell’ambito territoriale di riferimento, le attività di emergenza sanitaria e garantire il coordinamento di tutti gli interventi dal momento in cui accade l’evento sino alla collocazione del paziente nella destinazione definitiva, e attivare la risposta ospedaliera 24 ore su 24.

In Friuli Venezia Giulia le centrali operative coprono tutti i territori provinciali della regione: nel 2010 possiede 1 centrale 118 per provincia, contro una media italiana di 0,93.
Il bacino di utenza medio in regione per ciascun DEA è di 112.222 abitanti (il bacino medio di utenza raccomandato per un DEA è di 100/200 mila abitanti).

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CONSUMO DI FARMACI

Per quanto riguarda il consumo territoriale di farmaci a carico del SSN (espresso in termini di “DDD/1.000 abitanti die”, cioè come numero medio di dosi di farmaco consumate giornalmente ogni 1.000 abitanti), nel 2010 il Friuli Venezia Giulia presenta un consumo di 908 DDD/1.000 abitanti die (+41,3% dal 2001), a fronte di un valore medio nazionale di 952.

In Friuli Venezia Giulia il dato sull’utilizzo di farmaci a brevetto scaduto sul totale delle DDD prescritte è pari al 51,3% del totale dei consumi, contro una media nazionale del 51,5%. La spesa per questi farmaci è pari al 29,2% della spesa totale (valore medio nazionale 30,4%).

ASSISTENZA OSPEDALIERA

Si registra un’ottima gestione dell’assistenza ospedaliera: il Friuli Venezia Giulia ha un tasso standardizzato complessivo di dimissioni ospedaliere (ovvero in regime ordinario e in day hospital) di 147,2 per 1.000 nel 2009 – valore minore in Italia; il valore medio nazionale è pari a 179,4 per 1.000.

Per il tasso standardizzato di dimissioni ospedaliere in regime ordinario il Friuli Venezia Giulia ha un valore pari a 109 per 1.000 nel 2009. Il valore medio italiano è pari a 126,4 per 1.000. Infine il tasso standardizzato di dimissioni ospedaliere in regime di Day Hospital è pari a 38,3 per 1.000 – valore minore in Italia, mentre la media nazionale è di 53 per 1.000.

Il Friuli Venezia Giulia ha un nel 2009 il Friuli Venezia Giulia presenta una degenza media standardizzata per case mix pari a 7,2 giorni (media nazionale 6,7). Nel 2009 il Friuli Venezia Giulia presenta una Degenza Media Preoperatoria standardizzata pari a 1,78 giorni, contro una media nazionale di 1,88.

Gestione delle fratture del collo del femore – La frattura del collo del femore (evento frequente nella popolazione anziana) è un ottimo modo per valutare la qualità dell’assistenza ospedaliera in quanto, se non trattata a dovere, può causare il peggioramento della qualità di vita e/o di mortalità. Infatti, diversi studi hanno dimostrato che lunghe attese per l’intervento per questa frattura corrispondono a un aumento del rischio di mortalità e di disabilità del paziente, aumento delle complicanze legate all’intervento e minore efficacia della fase riabilitativa. Di conseguenza, molte delle Linee Guida più recenti raccomandano che il paziente con frattura del collo del femore venga operato entro 48 o addirittura 24 ore dall’ingresso in ospedale. In Friuli Venezia Giulia il 49,7% (dato 2009) dei pazienti che hanno riportato tale frattura è operato entro 2 giorni (valore medio italiano di 33,6%).

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CONCLUSIONI

I dati dell’ultima edizione del Rapporto Osservasalute confermano i problemi e i risultati positivi già evidenziati nelle precedenti edizioni. Restano ancora importanti la percentuale di individui con problemi di obesità/sovrappeso e quella di persone con un consumo di alcool a rischio. Non a caso la regione ha appena terminato un’analisi dell’impatto proprio di alcol e fumo sull’incidenza dei tumori in Friuli Venezia Giulia rispetto al resto d’Italia prospettando strategie di intervento. Il registro tumori regionale ha comunque già registrato un importante trend in calo dei tumori polmonari nei maschi e un lieve incremento nelle femmine. Si confermano le positive conseguenze delle politiche regionali in tema di ospedalizzazione, cesarei, salute mentale e spesa sanitaria.

Per ulteriori approfondimenti contattare

Giorgio Simon
Medico
Resposabile cure primarie ASS6 Friuli Occidentale e-mail giorgio.simon@ass6.sanita.fvg.it
Cellulare 335 1014954

 

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