Bruno Paccagnella: un ricordo

Il 12 gennaio 2017, all’età di 93 anni, è morto il Prof. Bruno Paccagnella, ordinario di Igiene e, successivamente, di Medicina di Comunità nelle Università di Ferrara e Padova.

Nel 1998, in occasione del suo definitivo ritiro dall’Università, un gruppo di amici, colleghi ed allievi aveva organizzato la pubblicazione di un Opus honorarium a lui dedicato.

Si trattava di un volume in cui erano stati raccolti 34 contributi, appositamente scritti per l’occasione da 57 Autori nazionali ed internazionali, sui temi da lui trattati nel corso della sua intensa attività scientifica: la medicina di comunità, l’epidemiologia, l’organizzazione sanitaria, l’igiene dell’ambiente, la formazione dei professionisti sanitari, l’educazione sanitaria e la promozione della salute, ecc.

Considerando, in particolare, l’interesse di Bruno Paccagnella per la promozione della salute, tali contributi erano stati ordinati seguendo le cinque azioni strategiche per la promozione della salute, delineate dalla Carta di Ottawa: costruire una politica pubblica per la salute, creare ambienti favorevoli, dare forza all’azione della comunità, sviluppare le abilità personali, riorientare i servizi sanitari.

Dall’Opus honorarium riporto in questa sede il curriculum vitae.

Bruno Paccagnella nacque a Padova il 20 agosto 1923; si laureò nell’Università di Padova l’11 luglio 1947 con una tesi sperimentale, successivamente pubblicata.

Durante il corso di laurea frequentò, come allievo interno, l’Istituto di Zoologia ed Anatomia Comparata dal 1941 al 1944 e la Clinica Medica dal 1945 al 1947, iniziando la sua produzione scientifica su temi biologici e sperimentali, tra i quali il poliploidismo delle cellule epatiche, la biologia degli storioni del bacino del Po, il potere opsonico del sangue in corso di malattie infettive.

Assistente volontario nella Clinica Neurologica e nella Clinica Medica dell’Università di Padova, introdusse la terapia medica dell’ascesso polmonare mediante cateterismo endobronchiale e sperimentò il trattamento farmacologico del piccolo male epilettico. Ottenne nel 1949 l’incarico di assistente nell’Istituto di Igiene, diretto dal prof. M. Dechigi; la posizione di assistente di ruolo a seguito di pubblico concorso nel 1951; e quella di aiuto nel 1954, posizione che mantenne fino alla chiamata della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Ferrara come Professore Straordinario di Igiene, dopo essersi classificato al primo posto della terna nel concorso bandito dalla stessa Università.

Nel 1954 conseguì l’abilitazione alla Libera Docenza sia in Igiene che in Microbiologia.

L’Università degli Studi di Ferrara gli affidò l’incarico di insegnamento di Igiene e la direzione del relativo Istituto dal 1954 fino alla nomina a Professore Straordinario nel 1967, seguita dalla conferma dell’ordinariato nel 1970.

Il 3 ottobre 1970 fu eletto Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia per il trienno 1970-1973 ed il 24 ottobre 1972 fu eletto Magnifico Rettore dello stesso Ateneo per il triennio 1972-1975.

Nel 1975 fu chiamato alla seconda cattedra di Igiene nella sede di Verona dell’Università degli Studi di Padova e nel 1979 alla prima cattedra ed alla direzione dell’Istituto di Igiene della sede patavina.

Il periodo dal 1949 (anno di inizio della carriera igienistica) al 1975 (anno in cui fu chiamato a Padova) fu ricchissimo dal punto di vista dell’attività didattica, della produzione scientifica, dell’avvio di una collaborazione con le istituzioni sanitarie internazionali durata fino al 1998, dell’azione organizzativa e sociale.

Lattività didattica non fu limitata alla classica formazione di base e specialistica degli studenti e specializzandi nel campo dell’Igiene, ma fin dall’inizio si rivolse anche ai professionisti in servizio con le metodologie di apprendimento attivo che negli anni successivi costituiranno interesse fondamentale della sua attività. Vanno ricordati a titolo di esempio i corsi di Igiene Pratica per Ufficiali Sanitari e per i Medici di Bordo.

Particolare enfasi Egli diede ai temi di Epidemiologia e di Medicina Sociale. Sviluppò l’insegnamento dell’epidemiologia con l’intendimento di guidare anzitutto lo studente alla comprensione dei problemi riguardanti la prevenzione delle malattie e la tutela della salute dell’individuo nella comunità, ad integrazione degli insegnamenti clinici. In particolare, nell’epidemiologia delle malattie cardiocircolatorie, respiratorie, neoplastiche, metaboliche, oltre che infettive, pose in evidenza i rapporti esistenti tra fattori ambientali e patologia umana, nonché gli effetti sulla salute umana delle modificazioni demografiche, tecnologiche, socio-economiche e dell’ambiente. Presentò sempre l’indagine epidemiologica come strumento essenziale per l’impostazione degli interventi preventivi, in difesa della salute dell’individuo e della comunità, e per la razionale programmazione degli opportuni servizi sanitari.

E’ interessante, altresì, ricordare che la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova, che gestiva la Scuola di Statistica prima dell’istituzione della omonima Facoltà, gli affidò il corso ufficiale di Statistica Sanitaria dal 1951 al 1968.

L’attività scientifica si sviluppò inizialmente su temi classici dell’Igiene e della Microbiologia per orientarsi sempre più verso l’epidemiologia ambientale, la medicina sociale e l’educazione sanitaria. Per ampliare la sua preparazione in questi temi innovativi, nei primi anni ’50 fu più volte in Inghilterra presso il British Council e presso alcune Università di paesi del nord-Europa (Stoccolma, Londra, Bruxelles) per approfondire lo studio del problema degli inquinamenti atmosferici.

E’ sicuramente interessante ricordare il giudizio espresso dalla Commissione del concorso alla Cattedra di Igiene espletato nel novembre 1966:

“ Dell’ampia produzione scientifica del candidato la Commissione ritiene degne di particolare menzione le ricerche sulle condizioni climatiche a bordo delle navi; quelle assai estese sull’inquinamento atmosferico di alcune zone industriali ed extraurbane del Veneto, che recano contributi di notevole interesse pratico; l’originale inchiesta sugli infortuni domestici dell’infanzia; gli studi sulle conoscenze e gli atteggiamenti della popolazione femminile nei confronti del cancro ginecologico, nonché le ricerche sui danni a lungo termine da antiparassitari.”

Successivamente, la Commissione giudicatrice per il conseguimento dell’ordinariato espresse nel 1970 il seguente giudizio:

“ L’attività scientifica di questo triennio (1967-1970 n.d.r.) …si compendia in 52 pubblicazioni delle quali 21 personali, che riguardano argomenti di epidemiologia, di igiene dell’ambiente umano e di medicina sociale. Degni di particolare rilievo sono gli studi epidemiologici sugli effetti a lungo termine dell’inquinamento ambientale ed alimentare da residui di pesticidi che hanno fornito originali ed interessanti contributi, nonché lo studio epidemiologico sugli effetti immediati dell’inquinamento atmosferico sull’apparato respiratorio dei bambini in età scolare e l’originale ricerca comparativa sulle reazioni ai rumori della strada degli abitanti di Ferrara e Stoccolma. Molto interessante è l’inchiesta campionaria italiana sulle conoscenze e gli atteggiamenti della popolazione femminile nei confronti del cancro e dei servizi sanitari, che si affianca ad altre ricerche svolte dal Prof. Paccagnella in tema di educazione sanitaria e di organizzazione dei servizi sanitari. Lo studio dell’igiene ambientale è stato sviluppato anche nel settore delle acque superficiali attraverso un’ampia indagine sullo stato di inquinamento del fiume Po nel suo tratto terminale e degli altri corsi d’acqua della Provincia di Ferrara con rigore di metodo.”

La collaborazione con istituzioni sanitarie internazionali iniziò nel 1952 con una borsa di studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l’Epidemiologia e l’Inquinamento Atmosferico. Dal 1954 divenne consulente sia della Direzione generale che dell’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS nelle aree della sanità ambientale, dell’epidemiologia, della programmazione e valutazione dei servizi sanitari, dello sviluppo del personale, della pedagogia medica, dell’assistenza sanitaria primaria e, in qualità di consulente, svolse numerose missioni di studio nei vari continenti ; inoltre collaborò alla stesura di numerose pubblicazioni e rapporti tecnici dell’OMS.

Dal 1967 partecipò con le delegazioni italiane alle Assemblee Mondiali della Sanità.

Dal 1968 fece parte del Panel di Esperti dell’OMS sugli inquinamenti ed i rischi ambientali.

Per conto della CEE presiedette il Comitato Scientifico per i Pesticidi e fu consulente temporaneo per i problemi di sanità pubblica ed epidemiologia ambientale. Fu inoltre consulente temporaneo del Consiglio d’Europa sull’armonizzazione dei criteri sanitari per il monitoraggio degli incidenti stradali.

Svolse attività organizzativa e sociale sia nell’ambito di società scientifiche che in campo universitario. Fu relatore in numerosi congressi in Italia e all’estero. Le sue attività sono documentate da centinaia di pubblicazioni.

In qualità di segretario della sezione regionale triveneta dell’Associazione Italiana per l’Igiene e la Sanità Pubblica collaborò nel 1954 all’organizzazione del XVII Congresso Nazionale di Igiene a Venezia, nel corso del quale presentò con il prof. M. Dechigi una fondamentale relazione sull’inquinamento atmosferico.

Fu consulente superiore della Direzione di Sanità della Marina Militare italiana ; membro della Società Italiana di Microbiologia; della Biometric Society e della New York Academy of Sciences.

I maggiori risultati dell’azione organizzativa universitaria furono la creazione e l’istituzione di un nuovo Istituto di Igiene nell’Università di Ferrara che potè svolgere una prima regolare attività in una sede provvisoria nel 1958 e fu trasferito in una sede definitiva nel 1960.

Nel 1974 l’Istituto era provvisto di 8 laboratori, 1 biblioteca, un’aula di 50 posti, uno stabulario ed un’officina, oltre agli studi e la segreteria. I laboratori assicuravano le attività di biologia, chimica e fisica applicata. La biblioteca era dotata di 1000 volumi, microfilms e 45 riviste in abbonamento.

All’Istituto così organizzato il Comune di Ferrara affidò in convenzione nel 1961 il controllo sistematico dell’inquinamento atmosferico; e la Provincia di Ferrara il Centro Provinciale per la Prevenzione delle Intossicazioni da Pesticidi. Nel 1970 fu istituito presso l’Istituto il Centro per gli Studi di Medicina di Comunità, nel quale operò il Consultorio Prematrimoniale e Matrimoniale di Ferrara, sotto la direzione dello stesso Prof. Paccagnella. Fu vice presidente nazionale dell’Unione dei Consultori Italiani prematrimoniali e matrimoniali (UCIPEM) dal 1971 al 1981.

Propose la istituzione e diresse dal 1971 al 1974 la Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università di Ferrara.

Nel quadriennio 1975-1979, dopo il trasferimento alla seconda Cattedra di Igiene dell’Università di Padova, alla Direzione dell’Istituto della sede di Verona e della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva, il prof. B. Paccagnella continuò con nuovi collaboratori gli studi in tema di epidemiologia ambientale. Portò a termine la ricerca della CEE sugli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute dei bambini; un importante studio sugli effetti sanitari dell’esposizione a mercurio; continuò le indagini sulle relazioni tra salute umana e rumore da traffico aereo e stradale nelle aree residenziali; partecipò alle azioni di sanità pubblica della Regione del Veneto in occasione dell’inquinamento da composti alogenati nelle acque profonde del vicentino. Fu pure membro della Commissione Scientifica che guidò le indagini epidemiologiche sulle popolazioni esposte a TCDD dopo l’incidente industriale di Seveso.

Nel 1976 fu il promotore del Corso di Ecologia Umana per il Certificato Internazionale di Ecologia Umana, un’iniziativa multidisciplinare che l’Università di Padova ha sviluppato sulla base di una convenzione, da lui proposta, con altre Università europee. In questa iniziativa furono sistematicamente presi in considerazione gli effetti sulla salute umana fisica, mentale e sociale dell’ambiente totale, cioè biologico, chimico-fisico, culturale, sociale ed economico.

Il Comune di Padova, che aveva aderito su sua proposta nel 1987 al Progetto “Città Sane” dell’OMS, lo nominò coordinatore scientifico del progetto a Padova.

Trasferito alla prima Cattedra di Igiene dell’Università di Padova nel 1979, fu Direttore dell’Istituto stesso fino al 1982 e fu Direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva fino al 1997. Nel 1984 afferì al Dipartimento di Pediatria con la funzione di Direttore dell’Unità di Epidemiologia e Medicina di Comunità.

Continuò a coltivare gli interessi scientifici in materia ambientale dirigendo il Centro di Collaborazione dell’OMS per l’Epidemiologia Ambientale dell’Università di Padova e sviluppò alcuni filoni di ricerca e di azione che erano stati iniziati fin dalla prima parte della carriera: lo sviluppo e il riorientamento del personale sanitario; la pedagogia medica, la programmazione e valutazione dei servizi socio-sanitari primari, l’educazione sanitaria e la promozione della salute, la medicina di famiglia e di comunità.

Introdusse in Italia i principi e le metodologie della pedagogia medica nella formazione continua collaborando, in particolare, con J.J. Guilbert dell’OMS allo svolgimento nel nostro paese i seminari di Montecatini (1979) e Selva di Fasano (1980). Coordinò il Programma per la formazione continua dei medici in Management Sanitario della Regione del Veneto dal 1980 al 1984, anche organizzando a Padova due importanti seminari dell’OMS su Principi e Tecniche della Comunicazione e sull’Avvio di un Sistema di Formazione Continua per Medici Generalisti. Programmò e svolse i corsi residenziali per medici generalisti e pediatri della Regione Veneto allo scopo di preparare gli animatori di formazione continua in Medicina Generale e Pediatria.

Rese continuativa la collaborazione iniziata nel 1976 con l’Associazione Nazionale dei Medici Condotti e collaborò con la Società Italiana di Medicina di Famiglia e di Comunità, essendone nominato Presidente Onorario, in attività molto intense di formazione nelle varie regioni d’Italia.

Si impegnò attivamente anche nello sviluppo professionale del personale infermieristico; propose nel 1982 la istituzione e successivamente diresse la Scuola a fini speciali per Dirigenti e Docenti di Scienze Infermieristiche fino al 1998.

Promosse e diresse in Italia e nella Repubblica di San Marino, nell’ambito di un vasto programma internazionale europeo, un’importante ricerca sui motivi di contatto dei cittadini con i medici di Medicina Generale, considerati rivelatori sensibili della domanda di salute ai fini della programmazione sanitaria e per la formulazione della Classificazione Internazionale dell’Assistenza Primaria (ICPC).

Coordinò la parte italiana della ricerca sullo sviluppo dei servizi sanitari primari nel sud Europa per conto della Regione del Veneto e dell’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS, cui parteciparono, oltre all’Italia, la Spagna, il Portogallo, la Grecia e Israele negli anni 1983/86.

Promosse e diresse inoltre una importante analisi strutturale e funzionale dei consultori familiari della Regione del Veneto e coordinò il programma regionale per la formazione degli operatori consultoriali.

Fu il coordinatore scientifico di numerosi incontri di studio sui problemi dei Settori Igiene Pubblica del Veneto che si svolsero in diverse Unità Locali Socio Sanitarie del Servizio Sanitario Nazionale in modo itinerante negli anni ’80.

Promosse altresì iniziative di formazione e di ricerca in educazione sanitaria sia come Presidente della Sezione Regionale Veneta dell’Associazione Italiana per l’ Educazione Sanitaria (AIES) che come Vice Presidente Nazionale del Comitato Italiano di Educazione Sanitaria (CIES).

Nel campo della promozione della salute, oltre al ruolo svolto per la formulazione e sviluppo del Progetto internazionale “Città Sane”, dette un importante contributo di dottrina e metodo alla fase pilota dell’iniziativa OMS degli Health Promoting Hospitals ed alla successiva evoluzione in reti regionali e nazionali.

Nel 1988, in occasione del 40° anniversario di istituzione dell’OMS, gli fu consegnata dalla Direzione Generale di quella agenzia dell’ONU una delle 40 medaglie d’oro attribuite ai più attivi promotori della campagna mondiale contro il fumo di tabacco. A Venezia organizzò due importanti conferenze europee su questo tema nel 1981 e 1986.

L’ultimo impegno scientifico ed organizzativo fu orientato alla Medicina di Comunità. Già nel 1986 aveva lasciato la Cattedra di Igiene per ricoprire quella di Medicina di Comunità nella Università di Padova. Dal 1991 assunse il ruolo di coordinatore del Dottorato di Ricerca in Medicina di Comunità e svolse un’intensa azione in tutte le sedi opportune per l’istituzione della Scuola di Specializzazione in Medicina di Comunità, istituita con legge del 1996 , attivata per la prima volta dall’Università di Padova nel 1997 e della quale assunse la direzione.

Continuò la collaborazione con l’OMS come consulente nelle aree precedentemente elencate. Nel 1978 guidò la delegazione italiana alla Conferenza Internazionale dell’OMS-UNICEF sull’Assistenza Sanitaria Primaria che si svolse ad Alma Ata, URSS. Continuò a prendere parte alle Assemblee Mondiali della Sanità ed al Comitato Regionale per l’Europa dell’OMS.

In Italia, fu componente del Comitato Scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità dal 1984 al 1990, del Comitato Scientifico dell’Istituto Superiore per la Prevenzione e Sicurezza del Lavoro dal 1987 al 1990 e del Consiglio Superiore di Sanità dal 1994 al 1997.

Nel 1997 il Comune di Nanto (Vicenza) gli conferì la cittadinanza onoraria per l’impegno profuso a favore di quella comunità e per l’opera di promozione della salute.

 

 

On-e-stà, on-e-stà, on-e-stà, e … ca-pa-ci-tà no? @WRicciardi @drsilenzi @redhenry88

Crisi della politica, esondazione della magistratura (a proposito: la Costituzione più bella del mondo non prevede un ordine giudiziario e un potere legislativo e esecutivo?); e fra politici e magistrati gruppi di giornalisti organizzati in cosche che appoggiano ora gli uni ora gli altri, raccontando comunque frottole.

Se fossimo una nazione seria metteremmo un po’ d’ordine in casa nostra, fondandolo su competenza e verità. Benedetto Croce scriveva: ” L’ideale che canta nell’anima di tutti gli imbecilli e prende forma nelle non cantate prose delle loro invettive e declamazioni e utopie, è quello di una sorta di areopago, composto di onest’uomini, ai quali dovrebbero affidarsi gli affari del proprio paese”. Mi pare che l’imbecillità generale sia giunta a vette che pensavo inarrivabili: mi sbagliavo evidentemente!

Inoltre, con tutti questi onesti e puri che improvvisamente, e solo a parole, popolano il nostro paese mi è ritornata alla mente la celebre battuta di Pietro Nenni: “A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura”.

Ne saprà qualcosa Marco Travaglio, se sono vere le ultime notizie http://roma.fanpage.it/che-rapporto-c-e-tra-raffaele-marra-e-marco-travaglio/ ?

Povera Italia! E poveri noi!

HTA in Italia: pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà

Il 24 ottobre scorso sono stato invitato da Giovanni Morana, dinamico direttore della radiologia dell’ospedale di Treviso, ad un convegno sul tema della TAC Dual Energy. Il programma prevedeva una parte dedicata a questa interessante tecnologia ancora in fase di sviluppo e ricerca e una dedicata all’HTA.

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L’incontro si è tenuto all’Ateneo Veneto, una fondazione istituita da Napoleone dopo il disfacimento della Serenissima Repubblica di Venezia, in uno splendido palazzo a fianco del Gran Teatro La Fenice.

Per un accidente della storia, il 9 ottobre 1996, nella stessa sede avevo organizzato un workshop, alla presenza dei politici e direttori generali della aziende sanitarie del tempo, dal titolo: “Razionamento o razionalizzazione dell’assistenza sanitaria – il ruolo dell’HTA”, starring Renaldo N. Battista al quale il collega direttore generale di Venezia (il compianto Carlo Crepas) aveva tributato gli onori che la Serenissima Repubblica tributava ai Capi di Stato e agli Ambasciatori in visita a Venezia: il corteo in barca lungo il Canal Grande.

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L’invito di Giovanni Morana ha suscitato in me due sentimenti: il piacere di discutere oggi con i clinici (italiani, stranieri e un brillante giovane collega italiano che lavora a Charleston, Carlo De Cecco) e i produttori di tecnologia i metodi e le opportunità offerte dall’HTA; l’amarezza di toccare con mano la lentezza con la quale in questi vent’anni l’HTA si è diffusa in Italia!

Quanta strada ancora da percorrere! Se smettessimo di buttarci a pesce sulle cose urgenti e ci occupassimo un po’ di più delle cose importanti (De Gaulle) …..!!!

Il XXI secolo non ci ha portato ancora superare lo storicismo gramsciano: “Tutti i più ridicoli fantasticatori che nei loro nascondigli di geni incompresi fanno scoperte strabilianti e definitive, si precipitano su ogni movimento nuovo persuasi di poter spacciare le loro fanfaluche. D’altronde ogni collasso porta con sé disordine intellettuale e morale. Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”. (Q28, III)

Anzi…..

 

A pediatrician gives vaccine advice to presidential candidates

A pediatrician gives vaccine advice to presidential candidates

 | CONDITIONS  

First, I’d like to thank you for taking the time to read this; I know you’re busy fund-raising and campaigning, so I’ll try to keep this brief. It’s recently become quite apparent that several of you have some misconceptions about our immunization program. That’s unfortunate for people who are seeking such a prominent position. I know science can be complicated, but public health is a pretty important topic. (It’s especially disappointing that the physicians among you don’t seem to fully understand this issue, but I suppose immunizations are outside your specific fields.)

Anyway, the following are a few brief facts about vaccines that I hope you will find useful in your next debate.

1. Vaccines do not cause autism. Numerous studies have demonstrated this, and a huge meta-analysis involving over 1.2 million children demonstrated that pretty clearly. Evidence doesn’t get any better than that.

2. The guy that started this whole autism/vaccine thing lost his license because of his fraudulent study, which has since been retracted.

3. “Too many, too soon” is not a thing. Children encounter many viruses and bacteria every day, and their immune systems are not overwhelmed. (And they don’t develop autism.)

4. Although a popular book about alternative vaccine schedules has been quite a hit, the guy that wrote it didn’t bother to prove that his schedule was effective or safer than the schedule developed by the most knowledgeable infectious disease experts in our great nation. He just made it up.

5. Spreading out immunizations has been shown not to reduce the risk of complications from vaccines. All it does is extend the time period during which children are at risk for these infections. And since the most significant risk of immunizations is driving to the office to get them, it creates some indirect risks as well.

6. While we obviously disagree about some of those points, I support your assertion that we shouldn’t bother immunizing against insignificant diseases. So I’ve narrowed the list down to the diseases that cause “death or crippling.” (The links are from the CDC, a government organization made up of people who know more than you do about infectious diseases. You should get to know them; they will work for one of you some day.)

7. Since you’re probably not familiar with the CDC vaccine schedule that you think people should avoid, I just listed every one of the vaccines it recommends. All of those diseases kill people. Fortunately, they don’t kill very many people anymore. (Because of vaccines.)

8. And since I know your world isn’t all about saving lives, vaccines save money, too. That might be a good talking point.

I could go into more details, and I’d be happy to speak to you personally if you’d like to hear more. In fact, there’s a huge network of pediatricians that would be happy to field the vaccine questions while you tend to your more important affairs. (We were actually going to talk to these families anyway, because their children are our patients.) But hopefully, this basic information has been enough to allow you to speak a little more intelligently about the topic–especially since one of you will be running our country.

But in the future, if you’re unsure about similarly complicated topics, please feel free admit your lack of knowledge and defer to the experts. That’s what real leaders do.

Chad Hayes is a pediatrician who blogs at his self-titled site, Chad Hayes, MD.

http://www.kevinmd.com/blog/2015/10/a-pediatrician-gives-vaccine-advice-to-presidential-candidates.html?utm_content=buffere6c81&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

 

Basta attenzione solo alla struttura, lavoriamo sul cambiamento dei sistemi organizzativi e della cultura

Sir Muir Gray ci ha offerto un (apparentemente) semplice schema di interpretazione dei servizi sanitari: ognuno di essi è caratterizzato da una struttura (istituzionale, giuridica, economica, geografica, fisica), da sistemi organizzativi (idealmente impostati per realizzare le finalità dei servizi sanitari), dalla cultura (generale, professionale, organizzativa).

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Dobbiamo riconoscere che in Italia, e in tutte le sue Regioni e Province autonome, l’unica modalità per introdurre un cambiamento dei servizi sanitari è quello di pensare a una riforma: cioè a un cambiamento della struttura (istituzionale, giuridica, economica, geografica, fisica). Nessuna attenzione, invece, viene dedicata alla necessità di cambiare i sistemi organizzativi e la cultura sottostante.

Il recente libro di Roberto Perotti (ex Commissario alla spending review) “Status quo” affronta il tema del “perché in Italia è così difficile cambiare le cose (e come cominciare a farlo)”.

Una frase, in particolare, mi ha colpito: “E’ proprio della mentalità giuridica attribuire importanza spropositata all’impianto istituzionale, compiacersi dell’eleganza formale e dell’equilibrismo di un compromesso, e immaginarsi che piccole variazioni a uno statuto possano portare benefici strutturali al paese. Se solo il mondo fosse così semplice…” (pag. 170).

Lavorare sui sistemi organizzativi e sui necessari cambiamenti culturali significherebbe “chinare la testa e lavorare” (R. Perotti, ibidem) sui problemi veri, sulla loro dimensione quantitativa e qualitativa, ipotizzare nuove soluzioni praticabili (socialmente e politicamente) e sostenibili (economicamente, professionalmente e culturalmente).

Certamente è più semplice fare una nuova legge, una nuova deliberazione, un nuovo atto aziendale pensando che un atto legislativo o amministrativo possano di per sé determinare il cambiamento.

Chissà se ce la faremo? Si dovrebbe cominciare smettendo di raccontarci bugie!

 

Terremoto e paradossi economici @WRicciardi @drsilenzi @redhenry88

Titolo su Milano Finanza: “Il paradosso del terremoto: le spese per la ricostruzione non incideranno sul deficit e daranno una mano al pil”. E’ l’articolo più interessante e utile pubblicato sui quotidiani. Il passaggio chiave è questo: “La contabilità della ricostruzione ha a che fare con le disposizioni del nuovo articolo 81 della Costituzione, in cui si prevede la deroga all’obbligo del pareggio di bilancio, facendo dunque ricorso all’ indebitamento, solo quando si debbano fronteggiare un ciclo economico o circostanze eccezionali. Tra queste ultime, sono espressamente considerate le gravi calamità naturali. Spetterà al Parlamento, con una conforme deliberazione di Camera e Senato assunta a maggioranza dei rispettivi componenti, dichiarare che si versa in una delle citate situazioni. Anche il Fiscal compact, ma in maniera più generica, considera due circostanze eccezionali che consentono di derogare all’ obbligo di pervenire al pareggio strutturale del bilancio: si tratta degli “eventi inconsueti non soggetti al controllo della parte contraente interessata che abbiano rilevanti ripercussioni sulla situazione finanziaria della pubblica amministrazione”, e quindi nel nostro caso delle gravi calamità naturali. La deviazione temporanea è ammessa, purché non comprometta la sostenibilità del bilancio a medio termine. Nel caso di gravi calamità si attiva la clausola di flessibilità che consente di peggiorare il deficit congiunturale, ma si deve trattare infatti di spese una tantum, che si esauriscono con la soluzione del problema insorto. Tutte le spese pubbliche e le sovvenzioni concesse ai privati a seguito di una calamità naturale concorrono a far aumentare il prodotto, dacché mobilitano risorse materiali e umane che altrimenti sarebbero rimaste inerti. A differenza di qualsiasi investimento, o altra spesa pubblica, di questi interventi non si tiene conto ai fini del rispetto degli obblighi costituzionali ed internazionali sul pareggio di bilancio. La considerazione è ancora più amara se si pensa che le spese edilizie volte alla messa in sicurezza a fini antisismici, sia che derivino da spese pubbliche dirette, sia che dipendano da detrazioni di imposta a favore dei privati che le effettuino, non hanno lo stesso trattamento di favore”. Sì, è un paradosso.

Mario Sechi, Il Foglio List, 25 agosto 2016

Popper: abbiamo il diritto di non tollerare gli intolleranti @WRicciardi @drsilenzi @redhenry88

Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro l’attacco degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti, e la tolleranza con essi. In questa formulazione io non implico, per esempio, che si debbano sempre sopprimere le manifestazioni delle filosofie intolleranti; finché possiamo contrastarle con argomentazioni razionali e farle tenere sotto controllo dall’opinione pubblica, la soppressione sarebbe certamente la meno saggia delle decisioni. Ma dobbiamo proclamare il diritto di sopprimerle, se necessario, anche con la forza; perché può facilmente avvenire che esse non siano disposte a incontrarci a livello dell’argomentazione razionale, ma pretendano di ripudiare ogni argomentazione; esse possono vietare ai loro seguaci di prestare ascolto all’argomentazione razionale, perché considerata ingannevole, e invitarli a rispondere agli argomenti con l’uso dei pugni e delle pistole. Noi dovremmo quindi proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti.

Karl Popper: La società aperta e i suoi nemici

 

Può la Serenissima Repubblica di Venezia aiutarci a nominare “politicamente” direttori generali delle aziende sanitarie competenti? @WRicciardi @leadmedit @drsilenzi @redhenry88

Il recente convegno sulla corruzione in sanità ha riportato alla ribalta il problema delle nomine dei direttori generali delle aziende sanitarie, ritenute oggi troppo legate al potere discrezionale delle Regioni che non valuterebbero correttamente requisiti e competenze dei nominati, dando priorità all’affiliazione politica e alla nomina di yes men, semplici esecutori di desiderata politici più o meno leciti.

La lettura del libro di David van Reybrouck “Contro le elezioni: perché votare non è più democratico” mi suggerisce di proporre il metodo usato per una decina di secoli dalla Serenissima Repubblica di Venezia per “eleggere” il Doge. Si trattava di un sistema misto di sorteggio e di elezione, al fine di designare, comunque, una persona competente senza che la nomina fosse oggetto di liti anche cruente tra le famiglie nobili. Tutti i membri del Maggior Consiglio (oltre 500) scrivevano il loro nome e lo riponevano dentro una ballotta di legno (da cui deriva il termine ballottaggio); il più giovane consigliere si recava nella Basilica di San Marco dove chiamava il primo bambino tra gli otto e i dieci anni che incontrava; questo ballottino, innocente, estraeva 30 nomi che venivano ridotti a 9 con una seconda estrazione. I nove estratti, con una procedura di elezione a maggioranza (in realtà una cooptazione) allargavano il collegio elettorale a un totale di 40 persone. I 40 venivano ridotti per sorteggio a 12. Questa procedura di riduzione per sorteggio e d’incremento per elezione/cooptazione veniva ripetuta con lo stesso meccanismo fino al nono e penultimo “turno” dal quale si ottenevano 41 grandi elettori che si riunivano in conclave e eleggevano il Doge. L’intera procedura durava cinque giorni e si articolava in dieci fasi.

Potrebbe questo metodo essere utilmente usato per designare i direttori generali che devono gestire il servizio sanitario nazionale? Non vi è dubbio, a mio avviso, che i direttori generali, che amministrano ingenti risorse pubbliche, debbano essere nominati da chi risponde ai cittadini elettori. Per arrivare a una nomina “politica” che, tuttavia, assicuri la competenza dei nominati e sterilizzi gli effetti ritenuti negativi della attuale discrezionalità, si potrebbe costituire in ogni Regione un “Maggior Consiglio” composto da tutti i consiglieri regionali, da 20 consiglieri comunali estratti a sorte e (opzionale se si vuole coinvolgere il mondo professionale) da 10 rappresentanti delle professioni sanitarie (estratti a sorte dagli albi di ordini e collegi). Per sorteggio questi potrebbero essere ridotti a 31 persone, ulteriormente ridotti a 11 con una seconda estrazione. Questi, con un meccanismo di elezione/cooptazione, potrebbero coinvolgere altre persone fino a un massimo di 25. Proporrei di stabilire 5 turni di sorteggio (per ridurre il numero) e di elezione/cooptazione (per allargare il collegio). Al penultimo turno, si eleggono/cooptano 21 persone che si riuniscono e designano i direttori generali facendo riferimento all’elenco nazionale la cui istituzione è stata recentemente decisa dal Governo.

Naturalmente, l’intera procedura di sorteggio e di elezione/cooptazione dovrebbe essere attentamente supervisionata da un organismo di garanzia super partes: la storia ci insegna che, nel passato, le procedure pubbliche per l’estrazione dei commissari delle commissioni di concorso hanno mostrato poca trasparenza.

L’elenco nazionale dovrebbe, tuttavia, assicurare non solo il possesso di requisiti formali (laurea, anni di lavoro direzionale, ecc.), ma anche di standard di formazione di base, specialistica e continua e di competenze motivazionali, manageriali e di leadership senza le quali le nostre organizzazioni sanitarie non possono prosperare. Ma sul tema dell’elenco nazionale varrà la pena di offrire una riflessione a parte.

La procedura è solo apparentemente farraginosa: tutto si potrebbe risolvere in pochi giorni.

Questa riflessione potrebbe sembrare una provocazione. Se vogliamo lo è, ma in senso positivo: ha l’ambizione di suscitare una discussione che aiuti il sistema sanitario a selezionare i migliori, mantenendo la responsabilità della designazione in capo alla politica.

E’ solo un’idea preliminare che deve essere necessariamente affinata, discussa, criticata, sostituita magari da un’altra più brillante. Non affrontare il tema determina conseguenze negative sulla percezione che la pubblica opinione ha su chi gestisce ingenti risorse economiche e ha grandissime responsabilità nell’erogazione di servizi molto delicati per la vita stessa dei cittadini.

http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=38656

 

BETTER HEALTH CARE AND LOWER COSTS @leadmedit @medici_Manager @pash22 @WRicciardi

REPORT TO THE PRESIDENT BETTER HEALTH CARE AND LOWER COSTS: ACCELERATING IMPROVEMENT THROUGH SYSTEMS ENGINEERING

Executive Summary

In recent years there has been success in expanding access to the health-care system, with millions gaining coverage in the past year due to the Affordable Care Act. With greater access, emphasis now turns to guaranteeing that care is both affordable and high-quality. Rising health-care costs are an important determinant of the Nation’s fiscal future, and they also affect the budgets for States, businesses, and families across the country. Health-care costs now approach a fifth of the economy, and careful reviews suggest that a significant portion of those costs does not lead to better health or better care.

Other industries have used a range of systems-engineering approaches to reduce waste and increase reliability, and health care could benefit from adopting some of these approaches. As in those other industries, systems engineering has often produced dramatically positive results in the small number of health-care organizations that have implemented such concepts. These efforts have transformed health care at a small scale, such as improving the efficiency of a hospital pharmacy, and at much larger scales, such as coordinating operations across an entire hospital system or across a community. Systems tools and methods, moreover, can be used to ensure that care is reliably safe, to eliminate inefficient processes that do not improve care quality or people’s health, and to ensure that health care is centered on patients and their families. Notwithstanding the instances in which these methods and techniques have been applied successfully, they remain underutilized throughout the broader system.

The primary barrier to greater use of systems methods and tools is the predominant fee-for-service payment system, which is a major disincentive to more efficient care. That system rewards procedures, not personalized care. To support needed change, the Nation needs to move more quickly to payment models that pay for value rather than volume. These new payment models depend on metrics to identify high-value care, which means that strong quality measures are needed, especially about health outcomes. With payment incentives aligned and quality information available, health care can take advantage of an array of approaches using systems engineering to redesign processes of care around the patient and bring community resources, as well as medical resources, together in support of that goal.

Additional barriers limit the spread and dissemination of systems methods and tools, such as insufficient data infrastructure and limited technical capabilities. These barriers are especially acute for practices with only one or a few physicians (small practices) or for community-wide efforts. To address these barriers, PCAST proposes the following overarching approaches where the Administration could make a difference:

  1. Accelerate alignment of payment systems with desired outcomes,
  2. Increase access to relevant health data and analytics,
  3. Provide technical assistance in systems-engineering approaches,
  4. Involve communities in improving health-care delivery,
  5. Share lessons learned from successful improvement efforts, and
  6. Train health professionals in new skills and approaches.

Through implementation of these strategies, systems tools and methods can play a major role in improving the value of the health-care system and improving the health of all Americans.

Summary of Recommendations

Recommendation 1: Accelerate the alignment of payment incentives and reported information with better outcomes for individuals and populations.

 

1.1  HealthandHumanServices(HHS)shouldconvenepublicandprivatepayers(includingMedicare,Medicaid, State programs, and commercial insurers) and employers to discuss how to accelerate the transition to outcomes-based payment, promote transparency, and provide tools and supports for practice transformation. This work could build on current alignment and measurement-improvement efforts at the Center for Medicare and Medicaid Services (CMS) and HHS broadly.

1.2  CMS should collaborate with the Agency for Healthcare Research and Quality (AHRQ) to develop the best measures (including outcomes) for patients and populations that can be readily assessed using current and future digital data sources. Such measures would create more meaningful information for providers and patients.

Recommendation 2: Accelerate efforts to develop the Nation’s health-data infrastructure.
2.1 HHS should continue, and accelerate, the creation of a robust health-data infrastructure through widespread adoption of interoperable electronic health records and accessible health information. Specific actions in this vein were proposed in the 2010 PCAST report on health information technology and the related 2014 JASON report to the Office of the National Coordinator for Health Information Technology (ONC).

Recommendation 3: Provide national leadership in systems engineering by increasing the supply of data available to benchmark performance, understand a community’s health, and examine broader regional or national trends.

3.1 HHS should create a senior leadership position, at the Assistant Secretary level, focused on health-care transformation to advance information science and data analytics. The duties for this position should include:

  • Inventory existing data sources, identify opportunities for alignment and integration, and increase awareness of their potential;
  • Expand access to existing data through open data initiatives;
  • Promote collaboration with other Federal partners and private organizations; and
  • Create a more focused and deep data-science capability through advancing data analytics and
  • implementation of systems engineering.

3.2 HHS should work with the private sector to accelerate public- and private-payer release of provider-level data about quality, safety, and cost to increase transparency and enable patients to make more informed decisions.

Recommendation 4: Increase technical assistance (for a defined period—3-5 years) to health-care professionals and communities in applying systems approaches.

4.1 HHS should launch a large-scale initiative to provide hands-on support to small practices to develop the capabilities, skills, and tools to provide better, more coordinated care to their patients. This initiative should build on existing initiatives, such as the ONC Regional Extension Centers and the Department of Commerce’s Manufacturing Extension Partnership.

Recommendation 5: Support efforts to engage communities in systematic health-care improvement.

 

5.1  HHSshouldcontinuetosupportStateandlocaleffortstotransformhealthcaresystemstoprovidebetter

care quality and overall value.

5.2  Future CMS Innovation Center programs should, as appropriate, incorporate systems-engineering

principles at the community level; set, assess, and achieve population-level goals; and encourage grantees

to engage stakeholders outside of the traditional health-care system.

5.3  HHS should leverage existing community needs assessment and planning processes, such as the

community health-needs assessments for non-profit hospitals, Accountable Care Organization (ACO) standards, health-department accreditation, and community health-center needs assessments, to promote systems thinking at the community level.

Recommendation 6: Establish awards, challenges, and prizes to promote the use of systems methods and tools in health care.

6.1 HHS and the Department of Commerce should build on the Baldrige awards to recognize health-care providers successfully applying system engineering approaches.

Recommendation 7: Build competencies and workforce for redesigning health care.

 

7.1  HHS should use a wide range of funding, program, and partnership levers to educate clinicians about

systems-engineering competencies for scalable health-care improvement.

7.2  HHS should collect, inventory, and disseminate best practices in curricular and learning activities, as well as encourage knowledge sharing through regional learning communities. These functions could be accomplished through the new extension-center functions.

7.3  HHS should create grant programs for developing innovative health professional curricula that include systems engineering and implementation science, and HHS should disseminate the grant products broadly.

7.4  HHS should fund systems-engineering centers of excellence to build a robust specialty in Health-

Improvement Science for physicians, nurses, health professionals, and administrators.

Full Report: http://www.whitehouse.gov/sites/default/files/microsites/ostp/PCAST/pcast_systems_engineering_in_healthcare_-_may_2014.pdf

Ten Simple Rules for Chairing a Scientific Session @WRicciardi @RSiliquini @drsilenzi @redhenry88

by Alex Bateman1, Philip E. Bourne2* 1 Wellcome Trust Sanger Institute, Cambridge, United Kingdom, 2 Skaggs School of Pharmacy and Pharmaceutical Science, University of California San Diego, La Jolla, California, United States of America

Chairing a session at a scientific conference is a thankless task. If you get it right, no one is likely to notice. But there are many ways to get it wrong and a little preparation goes a long way to making the session a success. Here are a few pointers that we have picked up over the years.

Rule 1: Don’t Let Things Overrun Probably the main role of the session chair is to keep the meeting running on time. Time is a strange and elastic concept when people are under pressure. Some speakers will talk much faster than normal and finish a talk in half the expected time. Others will ramble on without knowing that time is running out and they have only just finished their introduction. Timing is important to ensure that a meeting runs smoothly. Delegates should leave the session at just the right time so that lunches are still fresh, bars still open, etc. Timing is particularly acute if there are multiple parallel sessions and delegates would want to switch between talks in different sessions.

Rule 2: Let Your Speakers Know the Rules A session will run more smoothly if you let all the speakers know how you plan to run your session. This could be done by email before the event or you might want to gather up the speakers just before the session. Reminding them how much time they have to speak, how much time to allow for questions, and how you will let them know time is up will stop confusion later on. Beyond the rules, encourage speakers to review what others in the session will say. The less redundancy, the better the session will be for everyone, including the chair.

Rule 3: Be Prepared to Give a Short Introduction Be prepared to give a short introduction to the session, and, of course, introduce yourself as well. Be sure to review the abstracts of the talks and then give a succinct summary of what will be presented. It is your job to excite people at the session and have them stay in the auditorium. Regarding the speakers, introduce each one before they begin, providing their background and highlighting their major accomplishments. Speakers love to be properly introduced and the audience likes to feel they know the person speaking. But for the sake of both the timing of the session and your speakers, do keep it brief. Are you expected to give any housekeeping messages or to remind people to switch off their phones? Allow time for that if so.

Rule 4: Write Down the Actual Start Times of the Speakers If you don’t know what time a speaker started, it is difficult to know when to ask them to stop. So always write down the start and finish times of speakers throughout the session.

Rule 5: Do Have a Watch It sounds obvious, but it is very difficult to chair a session if you don’t have a watch and don’t know the time. Yes, one of us has done this! It is embarrassing to have to ask your neighbor for a watch. Actually, it is probably best to have two watches, just in case.

Rule 6: Communicate How Much Time is Left to the Speaker Letting the speaker know their time is up is crucial in keeping time. A simple sign held up at the right time is usually fine. Have one saying, ‘‘5 minutes to go’’ and another saying ‘‘time is up’’. Beyond that time, standing up on the stage is a good sign that the speaker should wrap up.

Rule 7: Don’t Be Afraid to Move on Without Questions

A good scientific session is characterized by a lively question and answer session. In fact, some speakers believe it is their right to expect to answer questions even after their allotted time is up. If you are running over time, you should not be afraid to move on to the next talk without questions. You will be more confident in enforcing this principle if you have warned the speaker beforehand that running over will require foregoing taking questions at that time. You can stay on schedule by diplomatically saying that the speaker will be happy to take questions at the break.

Rule 8: Get to the Venue Early and Be Audiovisually Aware Make sure to know where everything is, like pointers, microphones, projectors, and computers and who to turn to if it all goes wrong. It is worth checking that all these things work so that you can swiftly fix them yourself. Knowing ahead of time any unusual requests from speakers to show movies and sound clips requiring special attention. Be sure the venue supports the needs of speakers. If not, let them know before they get to the venue. If each speaker is expected to load their presentation on a single computer associated with the podium, allow time for that and have the speaker run through their slides to be sure everything is working properly.

Rule 9: Prepare Some Questions in Advance

It can take an audience a few seconds to digest the contents of a talk and think of questions. So, it is always good to have one or two ready to ask.

prepared beforehand from the abstracts and supplemented from ones that occur to you during the talk. This is a very good reason for paying attention during the talk. Also, it is worth thinking of one or two general purpose questions such as ‘‘What do you plan to do next?’’ Rule 10: Keep Control of the Question and Answer Sessions It is difficult for the session chair to keep things on time if the speaker is in control of taking questions. Make sure you are the one who selects the next questioner. Also, be prepared to step in if the speaker and questioner are getting into a long-winded, technical discussion. Hopefully with a bit of preparation and a little luck, you will get through the ordeal of chairing a scientific session unscathed. And remember, if no one thanks you, you have probably done an excellent job. PLoS Computational Biology | http://www.ploscompbiol.org 2 September 2009 | Volume 5 | Issue 9 | e1000517

These can be Citation: Bateman A, Bourne PE (2009) Ten Simple Rules for Chairing a Scientific Session. PLoS Comput Biol 5(9): e1000517. doi:10.1371/journal.pcbi.1000517 Published September 25, 2009 Copyright: 2009 Bateman, Bourne. This is an open-access article distributed under the terms of the Creative Commons Attribution License, which permits unrestricted use, distribution, and reproduction in any medium, provided the original author and source are credited. Competing Interests: The authors have declared that no competing interests exist. * E-mail: bourne@sdsc.edu PLoS Computational Biology | http://www.ploscompbiol.org 1 September 2009 | Volume 5 | Issue 9 | e1000517 prepared beforehand from the abstracts and supplemented from ones that occur to you during the talk. This is a very good reason for paying attention during the talk. Also, it is worth thinking of one or two general purpose questions such as ‘‘What do you plan to do next?’’ Rule 10: Keep Control of the Question and Answer Sessions It is difficult for the session chair to keep things on time if the speaker is in control of taking questions. Make sure you are the one who selects the next questioner. Also, be prepared to step in if the speaker and questioner are getting into a long-winded, technical discussion. Hopefully with a bit of preparation and a little luck, you will get through the ordeal of chairing a scientific session unscathed. And remember, if no one thanks you, you have probably done an excellent job. PLoS Computational Biology | http://www.ploscompbiol.org 2 September 2009 | Volume 5 | Issue 9 | e1000517

The Five Biggest Problems In Health Care Today @WRicciardi @Medici_Manager @LeadMedIt

Leah Binder Contributor

I named this blog “Losing Patients” as a play on words. But in all seriousness, our health care system is literally losing “patients,” killing more than 500 per day from errors, accidents and infections in hospitals alone, not to mention the mortality and suffering from millions of procedures that never needed to be done in the first place. At the same time, the employers and other purchasers paying for this care are losing “patience” with the slow pace of change in cleaning up the mess.

Think I’m a bit too pessimistic? Take the example of early elective deliveries.  These are births scheduled without a medical reason between 37 and 39 completed weeks of pregnancy. The prevalence of these unsafe deliveries perfectly embodies the five biggest problems in our health system. Below I explain how — but keep reading, because I do have some words of optimism in the end.

Problem 1: Too Much Unnecessary Care

Overuse and unnecessary care accounts for anywhere from one-third to one-half of all health care costs, which equal hundreds of billions of dollars, in addition to the half-a-trillion per year experts attribute to lost productivity and disability.

Early elective deliveries are unnecessary, according to advice by the American College of Obstetricians and Gynecologists, that has been repeated for more than 30 years (that’s not a typo – 30 years), a point reinforced today at a press conference. This is a message carried by several other highly respected organizations like Childbirth Connectionthe March of Dimes and the Association of Women’s Health, Obstetric & Neonatal Nurses (AWHONN). All national health plans concur. Nonetheless, we saw a dramatic escalation in the rates of these deliveries from the 1990s to the first decade of the new century.

Problem 2: Avoidable Harm to Patients

This is one of health care’s most common problems. The statistics are staggering. Here’s an example: one in four Medicare beneficiaries that are admitted to a hospital suffers some form of harm during their stay. Would you get in your car if you thought you had a one in four chance of harm during the drive?

Early elective deliveries harm women and newborns. Babies born at 37-39 completed weeks gestation are at much higher risk of death. They are also at a far higher risk for harms like respiratory problems and admission to the  (NICU).

Problem 3: Billions of Dollars are Being Wasted  

A report by the Institute of Medicine Health suggests a third or more of health costs are wasted. The cost of these unnecessary, harmful early elective deliveries was estimated in a study in the American Journal of Obstetrics and Gynecology to be nearly $1 billion per year.

Problem 4: Perverse Incentives in How We Pay for Care

Traditionally, health plans, Medicare and Medicaid pay providers for whatever services they deliver, regardless of whether the service truly benefits the patient. As an excellent new book called “The Incentive Cure” points out (as does a plethora of other literature that could fill several libraries), how we end up with an epidemic of perverse incentives.

The harsh truth about early elective deliveries is that our payment system encourages them. They generate admissions to NICUs, and NICUs are profit centers. Studies suggest that reducing the rate of these deliveries to a reasonable number could eliminate as many as one-half million NICU days, which could lower health costs for the U.S. But this would force hospitals to take a big financial hit. To their credit, in my experience, once hospitals recognize they have a problem with early elective deliveries, they don’t think twice about taking that hit. States like South Carolina and Texas are trying to reverse the incentives, as are many employers. Unfortunately, they are the exception that proves the terrible rule of insane payment incentives.

Problem 5: Lack of Transparency

We have far more information available to us to compare and select a new car than we do to choose where to go for lifesaving health care.

Transparency galvanizes change like nothing else. Early elective deliveries exemplify that: Despite warnings over the years from medical societies and highly respected national organizations, the rates of these deliveries have been rising for decades. That stopped when a purchaser-driven organization, The Leapfrog Group (my organization), started reporting early elective delivery rates by hospitals in 2010. Suddenly, the rates started declining. Just today, Leapfrog released the 2012 data showing that the national rate for early elective deliveries is 11.2 percent, down from 17 percent in 2010. This is a voluntary survey, with nearly 800 hospitals providing the data willingly. Consumers deserve to know these rates for every hospital delivering babies in the country.

Now for a Dose of Optimism

We have a glimpse of success in ending early elective deliveries. Sparked by public reporting, we have seen a growing cadre of providers, policymakers and consumer advocates uniting to address this problem, and the Department of Health & Human Services declared early elective deliveries as a top priority issue. Regional coalitions are also vowing to end the practice in their community.

The next step is for purchasers and consumers to keep up the pressure because that will only help in encouraging real change. And we need to apply that model across the board – the  business community should also work together to address the five big problems in health care that have a direct impact on their own employees’ health and their business’ bottom line. The key message here for all groups is this: don’t financially reward the wrong care and demand transparency.

http://www.forbes.com/sites/leahbinder/2013/02/21/the-five-biggest-problems-in-health-care-today/

What is the system? (Systems Leadership)

heartoftheart

What is the system? is part of our Systems Leadership series, wrote by John Atkinson.



To a definition…. and beyond

Systems leadership has come to mean working beyond organisational boundaries to address issues of mutual concern.

This raises questions that challenge many assumptions about how to address issues that are of interest beyond the individual. Particularly it raises questions about the nature of society, what we choose to do together and thus the role and function of public services.

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Rebel Jam LIVE! – Rebels wanted

So who was Kurt Lewin?

heartoftheart

Kurt Lewin’s influence on modern thinking about change is often underestimated. Simple phrases like ‘the whole is greater than the sum of the parts’ and ‘group dynamics’ have their origins in his work. Invalided out of the front line in WW1 he returned to Berlin to complete his PhD. There he was involved in the schools of behavioural psychology and an influencer in the Gestalt school of psychology.

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I tagli alla sanità del governo sono l’applicazione dell’austerità espansiva

Keynes blog

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In genere i keynesiani rifiutano la dottrina dell’austerità espansiva come ricetta di applicazione generale. Tuttavia va detto che in alcuni casi essa ha funzionato. Ad esempio è accaduto con Clinton negli Stati Uniti e ora con Cameron in Gran Bretagna. Ma come funziona l’austerità espansiva? 

Supponiamo che lo Stato decida di tagliare la spesa sanitaria. Poiché la salute è un bene irrinunciabile, i cittadini saranno costretti a stipulare assicurazioni private. In genere le polizze sono piuttosto care, pertanto lo Stato può incentivare i cittadini attraverso sgravi fiscali e garantendo i prestiti necessari alle famiglie per stipulare le polizze. Lo stesso principio può applicarsi a molti altri settori della spesa pubblica come l’istruzione, l’edilizia popolare, la previdenza. L’esperienza anglosassone sembra indicare che le garanzie pubbliche per i prestiti sono una ricetta quasi infallibile per alimentare una bolla immobiliare o i debiti studenteschi.

Lo Stato quindi da un lato taglia la spesa, ma dall’altro incentiva i…

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